• Fatto

    SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

    La Corte d'Appello di Milano ha parzialmente accolto le impugnazioni delle parti avverso la sentenza del Tribunale di quella stessa città - che aveva condannato, in solido, i convenuti sigg. M. M., B.M. e la Società Europea di Edizioni SpA, al pagamento, in favore dell'attore S.M., di una somma di denaro (Euro 35.000,00, oltre accessorii, per il danno non patrimoniale da quest'ultimo subito in conseguenza di "una condotta giornalistica diffamatoria" (in seguito alla pubblicazione sul quotidiano (OMISSIS) di un articolo che lo rappresentava come magistrato coinvolto in inchieste per reati di corruzione in atti giudiziarii - e, in particolare, ha ordinato la pubblicazione della sentenza sul medesimo quotidiano a cura dei soccombenti e ridotto l'importo della condanna (a Euro 20.000,00, oltre accessori).

    La Corte territoriale, per quanto ancora interessa in questa sede, in accoglimento del gravame incidentale delle parti convenute, ha ritenuto che l'importo liquidato dal primo giudice dovesse essere ridotto, tenuto conto che la pubblicazione della sentenza costituisce misura idonea a riparare in parte il danno.

    Avverso questa sentenza ha proposto ricorso per cassazione il signor S. con tre mezzi, cui si sono opposti M.M., B.M. e la Società Europea di Edizioni SpA.

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  • Diritto

    MOTIVI DELLA DECISIONE

    Con il primo motivo (per violazione e/o falsa applicazione dell'art. 120 c.p.c., e art. 1226 c.c., in relazione all'art. 360 c.p.c., n. 3) il ricorrente premette che la pubblicazione della sentenza costituisce una misura restitutoria, non diretta specificamente a risarcire il danno, ma a modificare lo stato di fatto lesivo dei diritti della personalità o su beni immateriali, corrispondendo anche alla tutela di un interesse generale a che non circolino nella collettività false rappresentazioni della realtà giuridica. La pubblicazione della sentenza prescinderebbe dal danno: di qui l'errore commesso dal giudice distrettuale che, invece, l'avrebbe ancorata ad esso. Infatti, la pubblicazione della sentenza avrebbe carattere aggiuntivo rispetto al risarcimento economico per equivalente e non sarebbe, invece, una componente della complessiva misura risarcitoria, come ritenuto dalla Corte territoriale. Inoltre, il giudice distrettuale, nel ridurre la componente risarcitoria per equivalente, non avrebbe considerato che, tra l'altro, la pubblicazione era intervenuta a distanza di molti anni dal fatto e, quindi, si presentava come tardiva e depotenziata della sua efficacia ripristinatoria, con la conseguenza che il risarcimento per equivalente avrebbe dovuto essere incrementato, non diminuito.

    Il motivo è fondato nei seguenti termini.

    La questione che viene all'esame di questa Corte è se, una volta determinato il danno (qui non patrimoniale) per la lesione del diritto alla reputazione e all'immagine, sia legittima un'automatica riduzione del quantum, a causa della pubblicazione della sentenza su un quotidiano.

    La Corte del merito ha risposto in senso affermativo, facendo leva sulla portata riparatoria della suddetta misura, la quale può essere disposta ...

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