• Fatto

    SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

    1.- S.A., giornalista televisiva, citava in giudizio dinanzi al Tribunale di Padova le società Tempo e Spazio s.r.l. e Tele Nord Est - Diffusione Europea s.p.a. per sentirle condannare in solido al risarcimento dei danni, morali e patrimoniali, quantificati nell'importo di L. 700.000.000 od in altra cifra ritenuta di giustizia. L'attrice assumeva che i danni le erano stati causati - per lesione della sua reputazione personale e professionale e per violazione del suo diritto all'immagine - dalla trasmissione sulla rete televisiva Tele Nord Est (di cui Diffusione Europea s.p.a. era editrice) di uno spot pubblicitario distribuito dall'altra società convenuta, che aveva ad oggetto un dispositivo in grado di rivelare all'automobilista la presenza di autovelox sulla strada; nel filmato era stato inserito, senza autorizzazione, un brano del TG5, trasmesso dalla rete televisiva Canale 5, in cui la dottoressa S., in qualità di giornalista conduttrice riferiva della commercializzazione dell'apparecchio e della contesa circa la sua legalità.

    1.1.- Si costituiva la società Tempo e Spazio s.r.l., affermando di non aver partecipato alla produzione ed alla distribuzione della televendita.

    Si costituiva anche la società editrice, resistendo alla domanda e svolgendo domanda di manleva nei confronti, oltre che dell'altra convenuta, della società Energie Positive S.r.l., committente del comunicato, che chiedeva ed otteneva di chiamare in causa.

    La società chiamata in causa si costituiva, svolgendo difese analoghe a quelle della Diffusione Europea s.p.a..

    1.2.- Il Tribunale - dopo l'interruzione del giudizio dovuta alla dichiarazione di fallimento della società Energie Positive S.r.l.

    (il cui curatore aveva poi comunicato di non avere ...

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  • Diritto

    MOTIVI DELLA DECISIONE

    1.- La Corte d'Appello, condividendo la valutazione compiuta dal giudice di primo grado, ha respinto l'impugnazione per le seguenti ragioni:

    - a) nel caso di specie non è avvenuto che l'immagine della S. sia stata associata al prodotto, del quale si voleva promuovere la vendita, al fine di fare insorgere nel pubblico la convinzione che la giornalista televisiva reclamizzasse il prodotto stesso. In particolare, la Corte ha escluso che la predetta sia divenuta, suo malgrado, "testimonial" del prodotto reclamizzato;

    - b) l'inserimento nello spot pubblicitario (che "si dilunga sulle caratteristiche tecniche del prodotto") di una parte di un telegiornale di Canale 5, del quale era conduttrice la S., era volto a trasmettere al pubblico soltanto l'importanza a livello nazionale del prodotto. In particolare, la Corte ha riconosciuto il collegamento tra l'affermazione contenuta nel filmato "che di detto prodotto si erano occupati anche la stampa e la televisione" e l'inserimento del brano di un telegiornale nazionale che dava notizia della commercializzazione del dispositivo e della disputa sulla sua legalità;

    - c) non è configurabile il reato di diffamazione proprio perchè è mancata l'associazione tra (il volto del)la conduttrice ed il prodotto, e quindi non è configurabile alcuna lesione del decoro e dell'onore della giornalista.

    2.- Col primo motivo la ricorrente deduce violazione e falsa applicazione dell'art. 10 cod. civ. in relazione all'art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, al fine di censurare essenzialmente le affermazioni di cui al precedente punto b), senza darsi carico di quelle sopra riportate sub a).

    Secondo la ricorrente, la Corte di merito non avrebbe dovuto tenere conto, come ha fatto, delle specifiche...

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