• Fatto

    SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

    1.- I coniugi S.L. e C.M. citavano in giudizio dinanzi al Tribunale di Mantova il dottor P. M., ginecologo, per sentirlo condannare al risarcimento dei danni, che assumevano essere loro derivati per la mancata informazione circa le indagini prenatali da effettuarsi, ovvero comunque effettuabili, nonchè per la mancata diagnosi delle gravi patologie da cui era affetto il feto di sesso femminile, partorito al termine della gravidanza, che dichiaravano di non aver riconosciuto quale loro figlia a causa delle suddette patologie.

    1.1.- Si costituiva il convenuto, eccependo di avere informato la paziente che per essere certi in merito all'assenza di malformazioni del feto, era necessario sottoporsi ad esami invasivi, comportanti un rischio abortivo e con costo a carico della paziente, la quale aveva preferito non farli.

    Interveniva volontariamente in giudizio, ai sensi dell'art. 105 cod. proc. civ., la società Lloyd Adriatico S.p.A., compagnia con la quale il Dott. P. aveva stipulato contratto di assicurazione per la responsabilità civile professionale. L'intervenuta aderiva alla richiesta di rigetto della domanda degli attori ed, in subordine, eccepiva l'inoperatività della garanzia e, comunque, chiedeva che l'obbligo dell'istituto assicuratore fosse contenuto nei limiti del massimale, considerata la franchigia.

    1.2.- Il Tribunale - esperita istruttoria orale ed espletata CTU -, con sentenza del 6 febbraio 2006, rigettava la domanda compensando le spese processuali.

    2.- Avverso la sentenza i coniugi S.- C. proponevano appello, a cui resistevano entrambi i convenuti; il Dott. P. avanzava appello incidentale condizionato.

    Con la sentenza qui impugnata, pubblicata il 16 febbraio 2011, la Corte ...

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  • Diritto

    MOTIVI DELLA DECISIONE

    1.- Col primo motivo si critica l'affermazione della Corte d'Appello secondo cui la questione relativa alla legittimazione attiva del C., marito della gestante e padre della nascitura, presuppone la responsabilità professionale del sanitario e diventa attuale solo nel caso in cui questa venga riconosciuta. Perciò, la Corte ha ritenuto che fosse rimasta implicitamente assorbita dalla pronuncia di primo grado di rigetto della domanda risarcitoria.

    L'affermazione - a prescindere dal merito (per il quale cfr. Cass. n. 2354/10, tra le altre) - non è validamente censurata.

    I ricorrenti denunciano un vizio di motivazione ai sensi dell'art. 360 c.p.c., n. 5, che attiene esclusivamente alla ricostruzione del fatto, laddove, nella specie, la questione posta è di diritto.

    Il motivo è quindi inammissibile.

    2.- Nel merito, la Corte d'Appello, condividendo la valutazione compiuta dal giudice di primo grado, ha respinto l'impugnazione per le seguenti ragioni:

    - a) quanto all'addebito di non aver diagnosticato le malformazioni del feto, prescrivendo l'amniocentesi o l'analisi dei villi coriali, impedendo perciò l'esercizio del diritto all'interruzione della gravidanza, la Corte ha ritenuto che: per come emerso dalla CTU, l'indagine sul cariotipo, unico metodo per una diagnosi prenatale della sindrome di Down, non era consigliata nel caso specifico, stante la giovane età della madre, il suo basso rischio per patologie cromosomiche fetali e l'esito di altre indagini, effettuate nel corso della gravidanza. Ha perciò condiviso il giudizio del primo giudice di insussistenza di errori tecnico professionali imputabili al ginecologo ed ha concluso per l'avvenuta dimostrazione che...

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