Estremi:
Cassazione civile, 2015,
  • Fatto

    SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

    La società MO.VI.T.AL. (Mgtels, Villaggi Turistici Alberghi Hotels) S.p.A. impugnò dinanzi alla CTP di Catanzaro avviso di recupero ad essa notificato per indebito utilizzo del credito d'imposta usufruito per incremento occupazionale, L. n. 388 del 2000, ex art. 7.

    La CTP adita accolse il ricorso, ritenendo non provata dall'Ufficio, sul presupposto che il relativo onere probatorio facesse ad esso carico, la mancanza dei requisiti richiesti dalla norma in capo a due lavoratori dipendenti.

    Proposto avverso detta sentenza appello dall'Amministrazione finanziaria, il gravame fu ritenuto, d'ufficio, inammissibile dalla CTR della Calabria con sentenza n. 89/10/09, depositata il 22 giugno 2009, che ritenne che, in virtù del D.Lgs. n. 300 del 1999, art. 68, comma 1 i poteri di rappresentanza dell'Agenzia delle Entrate spettassero al solo dirigente preposto alla direzione centrale, di modo che l'appello poteva essere proposto solo da questi o da persona alla quale fosse stata da lui rilasciata procura generale. Avverso detta sentenza ricorre per cassazione l'Agenzia delle Entrate in forza di due motivi. L'intimata società non ha svolto difese.

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  • Diritto

    MOTIVI DELLA DECISIONE

    1. Con il primo motivo la ricorrente Agenzia delle Entrate deduce "violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, artt. 10, 11 e 12 in combinato disposto con il D.Lgs. n. 546 del 1992, in relazione all'art. 360 c.p.c., n. 3" per avere la sentenza impugnata, d'ufficio, in contrasto con le disposizioni di legge richiamate in epigrafe, dichiarato inammissibile l'appello proposto dall'Ufficio periferico, sottoscritto, per il direttore, dalla dott.ssa L. A. in qualità di capo Area controllo delegato, con la previa autorizzazione, peraltro, secondo il disposto del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 52, comma 2 quale ancora applicabile ratione temporis, del responsabile del servizio del contenzioso della competente direzione regionale delle entrate.

    2. Con il secondo motivo la ricorrente Amministrazione finanziaria censura la sentenza impugnata per "violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 7 e art. 52, comma 2, in relazione all'art. 360 c.p.c., n. 3", in forza della premessa, all'evidenza erronea avuto riguardo alle disposizioni statutarie ed all'organizzazione territoriale degli uffici, secondo cui il solo direttore centrale o persona munita da questi di procura generale, sarebbe fornito del potere di rappresentanza processuale per il contenzioso degli Uffici dell'Agenzia delle Entrate di tutta l'Italia.

    3. Entrambi i motivi, avuto riguardo al disposto dell'art. 366 bis c.p.c., ancora applicabile, ratione temporis, alla presente controversia, presentano a conclusione della relativa illustrazione la formulazione d'idoneo quesito di diritto.

    3.1. Detti motivi possono essere esaminati congiuntamente, stante la loro intima connessione.

    Essi sono fondati e come tali meritevoli di accoglimento.

    La ...

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