Estremi:
Cassazione civile, 2015,
  • Fatto

    FATTO

    Sace Bt s.p.a. prestò, in esecuzione di una polizza fideiussoria, garanzia per un pagamento d'imposta sul valore aggiunto e, a seguito della propria escussione, per mezzo d'ingiunzione di pagamento, da parte dell'Agenzia delle entrate, richiese ed ottenne l'emissione di un decreto ingiuntivo nei confronti del debitore principale; il decreto fu assoggettato a registrazione, con applicazione dell'aliquota proporzionale. A seguito del pagamento dell'imposta, la società ne ha chiesto il rimborso, sostenendo anzitutto che il decreto ingiuntivo in questione non fosse soggetto a registrazione, in via subordinata, che esso lo dovesse essere a tassa fissa ed ha impugnato il relativo silenzio-rifiuto opposto dall'amministrazione.

    La Commissione tributaria provinciale ha parzialmente accolto il ricorso, ritenendo dovuto il rimborso nella misura pari alla differenza tra l'imposta pagata in misura proporzionale al valore della condanna e l'imposta fissa, oltre agli interessi dalla data del versamento e quella regionale ha respinto l'appello dell'ufficio, ritenendo applicabile il principio di alternatività.

    Avverso questa sentenza propone ricorso l'Agenzia delle entrate per ottenerne la cassazione, che affida ad un unico motivo, cui replica la società con controricorso.

  • Diritto

    DIRITTO

    1.- Con l'unico motivo di ricorso, proposto ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, l'Agenzia delle entrate lamenta la violazione o falsa applicazione dell'art. 8, comma 1, lett. b) della Tariffa, parte prima, allegata al D.P.R. 26 aprile 1986, n. 131, nonchè degli art. 37 e 40 del decreto. L'Agenzia rimarca che l'imposta di registro grava su un decreto ingiuntivo che si limita a condannare il debitore principale a restituire alla società garante quanto pagato per suo conto; a nulla rileverebbe, dunque, che la prestazione di fideiussione rientri nell'ambito di applicazione dell'imposta sul valore aggiunto. Di qui la legittimità della registrazione con aliquota proporzionale del decreto ingiuntivo ottenuto dal fideiussore, a causa dell'inapplicabilità del principio di alternatività.

    Il ricorso è fondato.

    1.1.- Al fideiussore che ha pagato spettano la surrogazione nei diritti che il creditore aveva contro il debitore ed il regresso contro quest'ultimo; è, poi, irrilevante in questa sede, per le considerazioni sub 2.1., il dibattito sulla relazione tra la prima ed il secondo (del quale v'è espressione nelle diverse posizioni rispettivamente di Cass. 28 gennaio 2013, n. 1885 e 12 ottobre 2007, n. 21430).

    1.2.- Facendo leva sulla surrogazione del fideiussore, la Corte ha ritenuto, in fattispecie analoghe a quella in esame, che, in virtù della surrogazione e dell'effetto da essa derivante di subentro del garante nella posizione del creditore, sia applicabile anche in questi casi il principio di diritto in base al quale il trattamento fiscale dell'operazione è conformato dalla. natura oggettiva di essa, unitaria ed inscindibile, indipendentemente dal fatto che la prestazione principale sia adempiuta dal debitore in...

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