Estremi:
Cassazione civile, 2015, Vedi massime correlate
  • Fatto

    SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

    Con sentenza del 25/10/2011 la Corte d'Appello di Firenze, in parziale accoglimento del gravame interposto dalla società Assicurazioni Generali s.p.a. e in conseguente parziale riforma della pronunzia Trib. Livorno n. 416/2001, ha dichiarato la concorrente responsabilità del sig. P.R. (nella misura del 15%) e del sig. B.R. (nella misura del 85%) nella causazione del sinistro stradale avvenuto a (OMISSIS), allorquando alla guida delle rispettive autovetture quest'ultimo non ottemperava all'obbligo di dare la precedenza al primo, che peraltro non aveva rispettato il limite di velocità e non aveva impegnato l'incrocio con prudenza.

    Avverso la suindicata pronunzia della corte di merito il P. propone ora ricorso per cassazione, affidato a 2 motivi, illustrati da memoria.

    Resiste con controricorso la società Assicurazioni Generali s.p.a..

    L'altro intimato non ha svolto attività difensiva.

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  • Diritto

    MOTIVI DELLA DECISIONE

    Con entrambi i motivi il ricorrente denunzia "insufficiente e/o incongrua" motivazione su punti decisivi della controversia, in relazione all'art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5.

    Si duole che la corte di merito abbia immotivatamente disatteso le conclusioni del CTU nominato in sede di gravame, non considerando correttamente l'incapacità lavorativa specifica.

    Lamenta che il giudice del gravame ha fatto "riferimento alle tabelle in uso a quel tempo nei Tribunali, senza indicare quali tabelle e di quali tribunali si tratti", omettendo di fare applicazione delle Tabelle di Milano, la cui adozione avrebbe condotto "ad un risultato di molto superiore in punto di quantum pari a circa Euro 120.000".

    I motivi, che possono congiuntamente esaminarsi in quanto connessi, sono in parte fondati, e vanno accolti nei termini e limiti di seguito indicati.

    Come questa Corte ha avuto più volte modo di affermare, del danno non patrimoniale (diversamente da quello patrimoniale) il ristoro pecuniario non può mai corrispondere alla relativa esatta commisurazione, imponendosene pertanto la valutazione equitativa (v.

    Cass., Sez. Un., 11/11/2008, n. 26972, cit.; Cass., 31/5/2003, n. 8828. E già Cass., 5/4/1963, n. 872. Cfr. altresì Cass., 10/6/1987, n. 5063; Cass., 1/4/1980, n. 2112; Cass., 11/7/1977, n. 3106).

    Valutazione equitativa che è diretta a determinare "la compensazione economica socialmente adeguata" del pregiudizio, ...

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