• Fatto

    RILEVATO IN FATTO

    che:

    1. V.P. ha impugnato, ex art. 263 c.c., per difetto di veridicità, l'atto di riconoscimento, effettuato, in data 21 settembre 1943, nell'atto di matrimonio contratto con C. M., di C.L., nato il (OMISSIS), con conseguente legittimazione del figlio che aveva pertanto assunto il nome di V.L..

    2. V.L. si è costituito e non si è opposto alla richiesta di verificazione del rapporto di filiazione ma ha proposto domanda riconvenzionale per il risarcimento del danno provocatogli dal padre legittimo a prescindere dall'esito del giudizio. Identica azione risareitoria è stata proposta dalle figlie di V. L., V.M.C., M.V. e M.P. intervenute nel giudizio.

    3. Il Tribunale di Milano, con sentenza n. 10049/2011, ha dichiarato il difetto di veridicità del riconoscimento e l'inammissibilità delle domande risarcitorie proposte dal convenuto e dalle intervenute in causa. Tali decisioni sono state motivate sulla base della C.T.U. che ha accertato l'incompatibilità dei profili genetici di V. P. e L. e in relazione all'insussistenza della condizione necessaria per la proposizione dell'azione risarcitoria costituita dal passaggio in giudicato della pronuncia sullo status filiationis.

    4. Hanno proposto appello V.L. e le figlie, V.M. C., M.V. e M.P., contestando che il passaggio in giudicato della pronuncia sullo status (peraltro non impugnata) costituisse una condizione necessaria per la proposizione delle azioni risarcitorie.

    5. Ha resistito all'appello V.P. ribadendo l'eccezione di inammissibilità accolta in primo grado e quella di prescrizione ritenuta assorbita dal Tribunale.

    6. La Corte di appello di...

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  • Diritto

    RITENUTO IN DIRITTO

    Che:

    10. Il primo motivo di ricorso con il quale si deduce la falsa applicazione dell'art. 2697 c.c., nella parte in cui la Corte distrettuale ha affermato che il ricorrente non ha assolto l'onere di provare la fondatezza della eccezione di prescrizione è infondato.

    Il motivo prescinde sostanzialmente dalla ratio decidendi pregiudiziale della sentenza impugnata. La Corte di appello ha infatti escluso la prescrizione del diritto al risarcimento come conseguenza della identificazione del termine iniziale della decorrenza della prescrizione con la proposizione stessa dell'azione di impugnazione del riconoscimento di paternità. E ha anche rilevato che, "per quanto attiene alle figlie di V.L., la conoscenza del fatto di non essere nipoti di V.P., secondo lo stesso capitolato istruttorie di quest'ultimo, viene fatta risalire ad anno non antecedente il 2006".

    11. Va anche rilevato che il motivo verte sulla valutazione delle prove operata dalla Corte distrettuale, traducendosi in una richiesta di riesame nel merito della controversia che si fonda su una lettura della norma invocata (art. 2697 c.c.) non conforme alla giurisprudenza di legittimità. La Corte d'Appello ha infatti ammesso la testimonianza di Ve.Pa. ma ne ha escluso ex post l'attendibilità, in quanto proveniente da soggetto che ha un interesse alla definizione della lite (cfr. Cass. sezione lavoro, n. 17630 del 28 luglio 2010). Inoltre, la Corte di appello ha ritenuto non rilevante la testimonianza de relato di O.R., conformemente alla giurisprudenza di legittimità. E', infatti, pacifico che la testimonianza indiretta ha rilevanza attenuata e può assumere importanza ai fini del convincimento del giudice solo in concorso con altri...

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