• Fatto

    SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

    1. Il (OMISSIS) M.F. rimase vittima di un sinistro stradale, subendo lesioni personali.

    Per ottenere il risarcimento di questo danno, nel 2004 M.F. convenne dinanzi al Tribunale Roma il conducente del veicolo cui ascriveva la responsabilità dell'accaduto ( Mi.Vi.), il proprietario del mezzo (la società Italcalce s.r.l.), e il loro assicuratore della r.c.a. (la società Assitalia s.p.a., che in seguito muterà ragione sociale in "Generali Italia s.p.a.", e come tale sarà d'ora innanzi indicata).

    L'attore citò, contestualmente agli altri convenuti, anche l'INAIL, allegando che l'indennizzo da questo corrispostogli in conseguenza dell'infortunio non fosse esaustivo, e chiedendo la condanna anche dell'Istituto, in solido con gli altri convenuti, al risarcimento del danno.

    2. La Italcalce s.r.l. si costituì negando la propria responsabilità, ed in subordine chiedendo di essere garantita dal proprio assicuratore della responsabilità civile, la Generali Italia.

    La Generali Italia si costituì negando la responsabilità del proprio assicurato. L'INAIL si costituì, allegando di avere già adempiuto nei confronti dell'attore l tutti gli obblighi previsti dalla legge, e dichiarando di volersi surrogare alla vittima nei confronti dell'assicuratore del responsabile, per l'importo corrispondente all'indennizzo pagatole.

    3. Con sentenza 7.3.2007 n. 4580 il Tribunale di Roma accolse la domanda, stimò in 232.049 Euro il danno patito dall'attore;

    condannò il responsabile civile del sinistro ed il suo assicuratore della r.c.a. al pagamento della differenza tra tale importo e le somme già versate al danneggiato da parte dell'INAIL, quantificate in Euro 178.894.

    Il Tribunale, infine,...

    Contenuto riservato agli abbonati
    Fai LOGIN o ABBONATI per accedere al contenuto completo
  • Diritto

    MOTIVI DELLA DECISIONE

    1. Il primo motivo di ricorso.

    1.1. Col primo motivo di ricorso il ricorrente sostiene che la sentenza impugnata sarebbe incorsa in un vizio di motivazione, ai sensi dell'art. 360 c.p.c., n. 5.

    Espone, al riguardo, che dopo la sentenza di primo grado le sue condizioni di salute si erano aggravate, e tale aggravamento aveva indotto l'INAIL a più riprese ad aumentare via via il grado di invalidità indennizzabile riconosciuto all'assicurato, e di conseguenza a riliquidare l'indennizzo. Aveva, perciò, chiesto al giudice d'appello di nominare un consulente d'ufficio per determinare il grado di invalidità permanente provocato dall'aggravamento.

    La Corte d'appello, però, aveva rigettato tale istanza istruttoria sul presupposto che fossero "fisiologiche" le divergenze tra le tabelle utilizzate dall'INAIL, e quelle usate in materia di responsabilità civile, per la valutazione delle menomazioni.

    Tale motivazione del diniego di rinnovo della c.t.u. sarebbe, secondo il ricorrente illogica.

    1.2. Il motivo è fondato.

    Nel precisare le conclusioni in grado di appello, l'odierno ricorrente aveva allegato che:

    (a) le sue condizioni di salute si erano aggravate;

    (b) l'aggravamento era conseguenza del sinistro del (OMISSIS);

    (e) l'aggravamento era stato di entità tale che l'INAIL aveva ritenuto di elevare il grado di invalidità riconosciuto all'assistito ai fini dell'erogazione della rendita per danno biologico; le medesime infermità, valutate con i criteri impiegati dalla medicina legale nell'ambito della responsabilità civile, costituivano una invalidità permanente pari al 20% (così il ricorso, 17-21). Sulla base di queste allegazioni aveva domandato che fosse disposta una...

    Contenuto riservato agli abbonati
    Fai LOGIN o ABBONATI per accedere al contenuto completo
Correlazioni:

Legislazione Correlata (4)

please wait

Caricamento in corso...