• Fatto

    SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

    Cr.Va. e S.L. convennero in giudizio l'Azienda ASL Roma (OMISSIS) per sentirla condannare al risarcimento dei danni subiti per il fatto che il loro primo figlio era nato morto, assumendo che ciò era dipeso dalla condotta dei sanitari dell'Ospedale di (OMISSIS), che avevano ricoverato la partoriente soltanto quando la gravidanza era giunta quasi al decimo mese di gestazione ed avevano ritardato i necessari interventi.

    Il Tribunale accolse la domanda, condannando la ASL al risarcimento dei danni, quantificati in oltre 500.000,00 Euro in favore dell'attrice ed in oltre 100.000,00 Euro in favore del S..

    La Corte di Appello di Roma ha rigettato i motivi di gravame con cui era stata dedotta la nullità della notificazione dell'atto introduttivo del giudizio nei confronti della ASL (rimasta contumace in primo grado), era stata lamentata la mancata integrazione del contraddittorio nei confronti dei sanitari ed era stata posta la questione della sospensione del processo civile in attesa della definizione del procedimento penale a carico di due medici (in cui entrambi gli attori si erano costituiti parte civile); nel merito, ha confermato la pronuncia di condanna, pur modificando le somme liquidate, col riconoscimento di importi prossimi a 360.000,00 Euro in favore di ciascuno degli attori.

    Ricorre per cassazione l'Azienda Unità Sanitaria Locale Roma (OMISSIS), affidandosi a cinque motivi illustrati da memoria; resistono la Cr. e il S. a mezzo di unico controricorso.

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  • Diritto

    MOTIVI DELLA DECISIONE

    1. Col primo motivo ("violazione e falsa applicazione dell'art. 75 c.p.c."), la ricorrente si duole che non sia stata dichiarata l'estinzione del giudizio civile a seguito della costituzione di parte civile della Cr. e del S. nel procedimento penale contro due medici dell'Ospedale, costituzione che era avvenuta successivamente all'instaurazione del procedimento civile e che aveva comportato la riproposizione in sede penale delle stesse domande risarcitorie avanzate in ambito civile.

    Al riguardo, la Corte di Appello ha osservato che non v'era "prova della sussistenza di alcuna delle condizioni che ai sensi dell'art. 75 c.p.p., legittimano la sospensione del giudizio civile", rilevando - fra l'altro - che la Azienda non aveva provato di essere parte del procedimento penale in veste di responsabile civile.

    1.1. Il motivo è infondato.

    Invero, l'art. 75 c.p.p. - che individua i criteri di coordinamento tra il processo civile e quello penale- prevede specifiche eccezioni alla regola dell'autonomia dei due procedimenti, che presuppongono tutte l'identità fra le parti del giudizio civile e quelle del processo penale.

    Non ricorre dunque alcuna di tali eccezioni quando l'azione civile sia stata (preventivamente o successivamente) promossa contro un soggetto estraneo al procedimento penale, come nel caso in esame, in cui la USL non risulta citata o intervenuta in tale processo come responsabile civile (cfr. Cass. n. 17608/2013 e Cass. n. 6185/2009):

    ne consegue che la Corte di merito ha correttamente escluso l'estinzione del giudizio civile promosso nei confronti della USL, ...

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