• Fatto

    I FATTI

    Il tribunale di Venezia, accogliendo la domanda risarcitoria proposta da M.P. (in proprio e quale esercente potestà sul figlio minore C.) e da M.M., condannò P. L. e la società 3 C Centro Clinico Chimico a risarcire agli attori i danni non patrimoniali patiti, iure proprio e iure heraeditario, nella misura di 1 milione 816 Euro, in conseguenza della malattia e del successivo decesso di Z.N., rispettivamente moglie e madre dei M., affetta da un carcinoma maligno all'utero che, tempestivamente diagnosticato, avrebbe potuto essere adeguatamente curato, con conseguente elisione o quanto meno limitazione e differimento temporale dell'esito letale della malattia.

    Il giudice di primo grado condannò nel contempo la compagnia assicuratrice Nuova Tirrena, in qualità di terza chiamata in garanzia dal Centro Clinico, a tenere indenne il chiamante di quanto dovuto agli attori nei militi del massimale di polizza.

    La corte di appello di Venezia, investita delle impugnazioni proposte dalla compagnia assicuratrice in via principale, e dal Centro 3 C e dal P. in via incidentale, le accolse limitatamente alle doglianze relative all'entità della liquidazione del danno, che venne ridotta ad Euro 580.816, rigettando tutte le altre censure mosse alla sentenza impugnata in punto di an deabatur e - quanto alla Nuova Tirrena - di efficacia della polizza assicurativa.

    Per la cassazione della sentenza della Corte lagunare ricorre in via principale P.L. sulla base di 6 motivi di censura illustrati da memoria.

    Resistono il Centro Clinico (che presenta memoria) e i consorti M. con controricorso, proponendo a loro volta ricorso incidentale (cui resiste con controricorso il Centro Clinico).

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  • Diritto

    LE RAGIONI DELLA DECISIONE

    I ricorsi devono essere riuniti.

    Essi sono infondati.

    IL RICORSO PRINCIPALE P..

    Con il primo motivo, si denuncia contraddittoria o comunque insufficiente motivazione su di un fatto controverso e decisivo del giudizio rappresentato dalla condotta contestata al Dott. P. L. - Violazione e falsa applicazione dell'art. 112 c.p.c., per avere la sentenza fondato la responsabilità del Dott. P. su un titolo diverso da quello allegato in giudizio.

    Con il secondo motivo, si denuncia violazione e falsa applicazione degli artt. 163, 164 e 183 c.p.c. e dell'art. 24 Cost., per l'ipotesi in cui la sentenza abbia fondato la responsabilità del Dott. P. su un titolo allegato in giudizio oltre le preclusioni processuali.

    Le censure, intimamente connesse sul piano giuridico, possono essere congiuntamente esaminate.

    Entrambe - nel lamentare un preteso vizio di ultrapetizione della sentenza impugnata per avere la Corte di appello fondato la affermazione di responsabilità del P. su di una rilevata condotta omissiva, mentre l'originaria causa petendi della domanda risarcitoria era fondata sul presupposto di una condotta colposamente commissiva - risultano inammissibili in rito, prima ancora che infondate nel merito.

    Secondo quanto esposto dallo stesso ricorrente, la pronuncia di appello si era limitata, sul punto, a confermare la decisione di primo grado - testualmente riportata, in parte qua, dalla stessa difesa del P., pronuncia che aveva già fondato, a suo dire, l'affermazione di responsabilità su di una condotta esclusivamente omissiva, costituita dall'omesso controllo dell'operato di coloro che, a tutti gli effetti ... collaboravario con lui ...

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