• Fatto

    RITENUTO IN FATTO

    1. La Corte di appello di Roma, con sentenza in data 22.5.2014, in parziale riforma di quella emessa, all'esito del giudizio abbreviato, in data 5.6.2013 dal G.i.p. del Tribunale di Roma, tra l'altro, esclusa l'aggravante del numero delle persone (come da motivazione) contestata (a D.e.H.), riduceva la pena inflitta a D. D. (per 6 delitti di cui all'art. 110 c.p. e D.P.R. n. 309 del 1990, art. 73 -detenzione e cessione di cocaina - e per quello di cui al D.P.R. n. 309 del 1990, art. 74) ad anni sette e mesi quattro di reclusione; ad H.A. (per 2 delitti di cui all'art. 110 c.p. e D.P.R. n. 309 del 1990, art. 73, - detenzione e cessione di cocaina - e per quello di cui al D.P.R. n. 309 del 1990, art. 74) ad anni dieci e mesi otto di reclusione; a S.K. (per un delitto, sub capo H, di cui all'art. 110 c.p. e D.P.R. n. 309 del 1990, art. 73,:

    detenzione e cessione di cocaina) ad anni tre e mesi quattro di reclusione ed Euro 12.000,00 di multa.

    2. Avverso tale sentenza ricorrono per cassazione H.A., S.K. e D.D. tramite i rispettivi difensori di fiducia.

    3. Nell'interesse di H.A., l'avv. Gian Antonio Minghelli deduce, in sintesi, la violazione di legge ed il vizio motivazionale, per essersi ritenuta la sussistenza in capo all' H. sia del reato associativo che della forma aggravata contestata e per essersi ritenuto il medesimo concorrente con il K. nei due reati contestati.

    4. Ancora nell'interesse di H.A., l'avv. Pierluigi Mancuso articola i motivi di seguito succintamente riportati:

    4.1. il vizio motivazionale circa i presupposti del reato di cui al D.P.R. n. 309 del 1990, art. 74 attesa la riproduzione in sentenza di primo grado dell'informativa di Polizia che, censurata con l'atto di appello, era...

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  • Diritto

    CONSIDERATO IN DIRITTO

    8. I ricorsi sono infondati e devono, pertanto, essere respinti.

    9. Giova premettere, anzitutto, in relazione a tutte le censure che lamentano la mancata risposta a specifici motivi di appello, che "nella motivazione della sentenza il giudice di merito non è tenuto a compiere un'analisi approfondita di tutte le deduzioni delle parti e a prendere in esame dettagliatamente tutte le risultanze processuali, essendo invece sufficiente che, anche attraverso una valutazione globale di quelle deduzioni e risultanze, spieghi, in modo logico e adeguato, le ragioni che hanno determinato il suo convincimento, dimostrando di aver tenuto presente ogni fatto decisivo; nel qual caso devono considerarsi implicitamente disattese le deduzioni difensive che, anche se non espressamente confutate, siano logicamente incompatibili con la decisione adottata e ravvisare, quindi, la superfluità delle deduzioni suddette" (Cass. pen. Sez. 4, 24 ottobre 2005, n. 1149, Rv. 233187): invero, la motivazione della sentenza di appello va letta nel suo complesso e secondo l'impostazione datale nonchè raccordandola con quella di primo grado con la quale, laddove si tratti, come nella specie, di doppia pronunzia conforme in relazione ai capi d'imputazione per i quali è stata confermata la penale responsabilità dei ricorrenti, le la sentenza impugnata s'integra in un unicum inscindibile.

    Orbene, quanto alle censure sub 4.1. e 5.1., concernenti la lamentata carenza motivazionale, si rileva che la Corte ha sufficientemente risposto alla doglianza rappresentata: invero, la riproduzione nella sentenza di primo grado dell'informativa di P.G., come tale espressamente indicata a pag. 296, non vale a manifestare ex se la mancanza di valutazione degli elementi in essa contenuti quando gli stessi siano ...

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