• Fatto

    SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

    Con sentenza del 1/9/2010 la Corte d'Appello di Genova ha respinto i gravami interposti dal sig. C.D. (in via principale) e dalla società Fondiaria-Sai s.p.a. (in via incidentale) in relazione alla pronunzia Trib. La Spezia, di parziale accoglimento della domanda proposta dalle signore P.S. e C. M. nei confronti dei sigg. V.M. e D.G. M. nonchè della compagnia assicuratrice La Fondiaria Assicurazioni s.p.a. di risarcimento dei danni lamentati in conseguenza di sinistro stradale all'esito del quale era deceduto in data (OMISSIS) il loro, rispettivamente, marito e padre sig. C.A., in ragione del ravvisato concorso di colpa del medesimo nella determinazione del medesimo nella misura del 30%.

    Avverso la suindicata pronunzia della corte di merito il sig. C.D. propone ora ricorso per cassazione, affidato ad unico complesso motivo, illustrato da memoria.

    Resiste con controricorso la società Fondiaria-Sai s.p.a..

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  • Diritto

    MOTIVI DELLA DECISIONE

    Con unico complesso motivo il ricorrente denunzia "violazione e/o falsa applicazione di norme di diritto", in relazione all'art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3; nonchè "omessa, insufficiente o contraddittoria" motivazione su punto decisivo della controversia, in relazione all'art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5.

    Lamenta che erroneamente la corte di merito ha quantificato il danno morale sofferto, quale fratello della vittima, in base alle Tabelle di Genova anzichè di quelle di Milano.

    Il motivo è fondato e va accolto nei termini di seguito indicati.

    Come questa Corte ha già avuto modo di affermare, i criteri di valutazione equitativa, la cui scelta e adozione è rimessa alla prudente discrezionalità del giudice, debbono essere idonei a consentire di addivenirsi ad una liquidazione congrua, sia sul piano dell'effettività del ristoro del pregiudizio che di quello della relativa perequazione - nel rispetto delle diversità proprie dei singoli casi concreti - sul territorio nazionale (v., da ultimo, Cass., 23/1/2014, n. 1361).

    In tema di liquidazione del danno l'equità si è infatti in giurisprudenza intesa nel significato di "adeguatezza" e di "proporzione", assolvendo alla fondamentale funzione di "garantire l'intima coerenza dell'ordinamento, assicurando che casi uguali non siano trattati in modo diseguale", con eliminazione delle "disparità di trattamento" e delle "ingiustizie" (così Cass., 7/6/2011, n. 12408: "equità non vuoi dire arbitrio, perchè quest'ultimo, non scaturendo da un processo logico-deduttivo, non potrebbe mai essere sorretto da adeguata motivazione. Alla nozione di equità è consustanziale l'idea di adeguatezza e di proporzione. Ma anche di parità di trattamento").

    I criteri da adottarsi al riguardo debbono...

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