• Fatto

    ESPOSIZIONE DEL FATTO

    Nel maggio del 2001 il curatore del fallimento della Utens s.r.l.

    citò in giudizio dinanzi al tribunale di Napoli il sig. M. G., che di quella società era stato amministratore unico, e ne chiese la condanna al risarcimento dei danni: sia perchè egli aveva consentito la distrazione di beni custoditi in locali della società, sta perchè non aveva tenuto i libri sociali, sia perchè non aveva predisposto i bilanci relativi agli esercizi relativi agli anni 1994 e 1995 nè presentato ai competenti uffici dell'erario le prescritte dichiarazioni fiscali riguardanti quei medesimi anni.

    Il tribunale accolse la domanda e condannò il convenuto al risarcimento dei danni, che liquidò nella misura di Euro 96.593,04, pari alla differenza tra il passivo e l'attivo rilevati nell'ambito della procedura di fallimento della Utens.

    La corte d'appello di Napoli, con sentenza resa pubblica il 13 ottobre 2006, rigettò il gravame proposto dal sig. M. contro la decisione di primo grado, reputando che fosse stato accertato l'inadempimento, da parte del predetto sig. M., dei doveri inerenti alla carica amministrativa da lui ricoperta e che fosse corretta la liquidazione del danno operata dal tribunale, stante l'impossibilità di ricostruire l'effettiva situazione patrimoniale della società fallita a causa della mancanza delle scritture contabili, imputabile allo stesso amministratore.

    Il sig. M. ha proposto ricorso per cassazione, prospettando un unico motivo di censura articolato in più profili.

    La curatela del fallimento della Utens ha replicato con controricorso.

    La prima sezione di questa corte, alla quale il ricorso era stato inizialmente affidato, ha ravvisato un disallineamento nella giurisprudenza della ...

  • Diritto

    RAGIONI DELLA DECISIONE

    1. Prima di affrontare la questione di diritto sulla quale le sezioni unite sono state chiamate a pronunciarsi, è necessario soffermarsi sull'eccezione d'inammissibilità del ricorso, proposta dalla difesa della curatela controricorrente.

    L'eccezione non appare fondata.

    1.1. Va premesso che il motivo di ricorso del quale si discute, articolato in più profili, investe unicamente il tema dell'individuazione e liquidazione del danno operate nel giudizio di merito. Non è in discussione nè l'accertamento dei comportamenti dell'amministratore della società, denunciati dal curatore in citazione come contrari alla legge ed all'atto costitutivo, nè l'imputabilità al medesimo amministratore di tali comportamenti, bensì soltanto l'esistenza del danno che ne sarebbe derivato al patrimonio della società, poi fallita, e del nesso di causalità tra i suaccennati comportamenti e quel preteso danno, di cui si contesta il criterio di liquidazione adottato.

    Il ricorso, in particolare, prospetta i seguenti profili di doglianza: a) violazione di norme di diritto sostanziale (artt. 1218, 2043, 2392, 2393, 2394 e 2792 c.c.), per avere la corte d'appello confermato la condanna dell'amministratore della società fallita al risarcimento di un danno del quale non sarebbe stata fornita la prova e che non avrebbe potuto esser liquidato in base a criteri presuntivi non contemplati dalla legge; b) vizi di motivazione dell'impugnata sentenza, non essendo stato in alcun modo chiarito quale sia il nesso esistente tra la violazione delle suindicate regole di condotta da parte dell'amministratore della società ed il pregiudizio che ne sarebbe derivato per il patrimonio sociale; c) violazione dell'art. 112 c.p.c., per non avere la corte territoriale dato risposta alle censure che, con ...

Correlazioni:

Note a sentenza (3)

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