• Fatto

    I FATTI

    Nel 2003 S.D., i suoi fratelli S.L., P. e G. e P.S. e la madre M. A. convennero in giudizio dinanzi al Tribunale di Novara la Gestione Liquidatoria dell'ex U.S.S.L. n. (OMISSIS) di Novara e l'Azienda Ospedaliera Ospedale (OMISSIS) per sentirli condannare al risarcimento dei danni subiti dallo S. e dai suoi familiari per i gravi postumi invalidanti riportati dallo stesso a causa della erronea e negligente esecuzione di un intervento chirurgico cui lo S. si era sottoposto presso l'ospedale di (OMISSIS), e della carente sorveglianza postoperatoria.

    Esposero che S.D. era stato coinvolto nel (OMISSIS), all'età di quindici anni, in un grave incidente motociclistico, ed aveva subito un importante trauma cranio encefalico; dopo l'incidente aveva avuto un buon recupero neurologico ma nel (OMISSIS), accusando degli irrigidimenti muscolari agli arti inferiori che gli causavano difficoltà di deambulazione, si rivolse all'Ospedale di (OMISSIS) per accertamenti. Gli esami svolti accertarono la presenza di idrocefalo e di siringomielia da malformazione di Arnold/Chiari e venne consigliato ed eseguito presso l'ospedale di (OMISSIS) un delicato intervento chirurgico di decompressione sub-occipitale e laminectomia delle prime vertebre cervicali, che comportò l'apertura della calotta cranica e l'asportazione di una sezione vertebrale.

    Tre giorni dopo l'intervento, il paziente, collocato per il decorso post-operatorio in un letto privo di protezioni e sponde benchè avesse problemi di incontrollata mobilità degli arti, cadde dal letto, riportò un trauma cranico ed una emorragia cerebrale tanto che dovette essere trasferito in rianimazione.

    Alla dimissione, il paziente presentava un quadro clinico peggiorato rispetto all'ingresso: ...

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  • Diritto

    LE RAGIONI DELLA DECISIONE

    I familiari ed eredi del defunto S.D. criticano radicalmente la sentenza impugnata proponendo dieci motivi di ricorso.

    I primi motivi sono volti a segnalare i vizi della sentenza laddove ha negato la responsabilità della struttura sanitaria nell'aggravamento delle condizioni del giovane S.D. sia in relazione all'esito non positivo dell'intervento chirurgico sullo stesso eseguito, sia per non aver tenuto in alcun conto l'efficienza causale peggiorativa delle condizioni del paziente riconducibile alla collocazione dello stesso in un letto, privo di sponde, inadatto ad un paziente che avesse un problema di controllo sulla mobilità degli arti, e alle conseguenze della caduta dal letto.

    Con il primo motivo di ricorso, in particolare, denunciano la violazione e falsa applicazione delle regole sulla ripartizione degli oneri probatori in materia di responsabilità professionale medica e in ordine alla irrilevanza della distinzione tra interventi di facile e difficile esecuzione, ovvero degli artt. 2697, 1218 e 2236 c.c..

    Segnalano come la corte d'appello sia caduta in un errore di diritto laddove, ritenuto che l'intervento eseguito sullo S. fosse di non facile esecuzione, ha affermato, quanto alla ripartizione degli oneri probatori, che mentre nel caso di insuccesso di interventi di facile esecuzione "grava sul medico l'onere di fornire la prova di aver eseguito la prestazione con diligenza e che l'evento peggiorativo lamentato dal partente è stato provocato da un fatto imprevisto ed imprevedibile", nel caso invece di interventi implicanti la soluzione di problemi particolarmente complessi, quale, incontestatamente, l'intervento al cranio subito dallo S., "la responsabilità del medico è limitata al caso in cui il paziente dimostri...

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