Estremi:
Tribunale Roma, 2015, Vedi massime correlate
  • Fatto

    Svolgimento del fatto

    Con atto di citazione ritualmente notificato, Gh. Pa. conveniva in giudizio innanzi al Tribunale di Roma, Gh. Si., chiedendo che fosse dichiarata la revocazione per ingratitudine della donazione effettuata con atto del 5 novembre 1979 per notar Alfredo Bandivi in favore del predetto figlio convenuto e, per l'effetto, dichiarata la piena proprietà in capo ad esso deducente dell'immobile sito a Roma in via Cesare Ricotti n. 22, int. 25 ed altresì che il convenuto medesimo fosse condannato al risarcimento dei danni per l'illegittima revoca del mandato irrevocabile a vendere, vinte le spese di lite.

    A sostegno della domanda, deduceva che aveva acquistato, unitamente alla moglie, con proprio denaro e mutuato dalla BNL SpA, l'immobile sito a Roma in viale Bruno Buozzi n. 39, intestando la nuda proprietà al figlio Simone, riservandosi il diritto di usufrutto e facendosi rilasciare dal figlio Simone una procura irrevocabile a vendere il predetto immobile. Aveva deciso di porre in vendita l'appartamento per proprie esigenze, conferendo l'incarico a tale Ta. Fa. della Srl T.R.C. CONSULTING Srl: ma, avendo appreso tale intenzione, Gh. Si. aveva diffidato il Ta. dall'accettare l'incarico ed aveva poi donato il 50% della nuda proprietà dell'anzidetto immobile e di quello di via Tolmino n. 5 al figlio Em., così procurando ad esso deducente un grave danno economico.

    Il convenuto, costituitosi in giudizio, chiedeva il rigetto della domanda, esponendo che aveva avuto sempre un rapporto cordiale ed affettuoso con i genitori e che l'immobile di viale Bruno Buozzi n. 39 era oggetto di una donazione indiretta posta in essere dal padre al fine di "riequilibrare i trasferimenti immobiliari effettuati nei confronti dei figli, considerato che al fratello Giovanni erano state già intestate altrettante proprietà". Contestava, infine, che vi fosse la necessità di vendere l'immobile da parte del padre, che...

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  • Diritto

    Motivi della decisione

    La causa è stata ritenuta di natura documentale e nessuna prova orale è stata ammessa, in quanto correttamente considerata ultronea ed irrilevante dal precedente giudice istruttore ai fini del decidere. La domanda attrice non può essere accolta.

    Ed invero, posto che la domanda di revocazione della donazione per ingratitudine del donatario è stata formulata, nella fattispecie in esame, sul presupposto di una condotta del convenuto risolventesi in un grave pregiudizio per il patrimonio del donante (art. 801 c.c.), deve rilevarsi che il corso istruttorio non ha evidenziato né un comportamento di GHERA Simone irriconoscente verso i genitori ed idoneo ad arrecare un pregiudizio economico al patrimonio dell'attore, né uno stato di bisogno economico dell'attore di vendere l'immobile di viale Bruno Buozzi n. 39. Il comportamento posto in essere dal convenuto, stante la insufficiente dimostrazione dell'esistenza di un pactum fiduciae o di condizioni economicamente difficili dell'attore ovvero di una necessità da parte di quest'ultimo di vendere per esigenze di cure mediche, non ha rivelato alcuna consapevolezza di arrecare un danno all'anziano padre, né ha comportato al medesimo un danno concretamente risarcibile. Considerata la natura della controversia, caratterizzata da probabili incomprensioni e/o divergenze familiari, concorrono giusti motivi per compensare fra le parti, legate da stretti vincoli di parentela, le spese di giudizio.

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