• Fatto

    I FATTI

    Nel gennaio del 2002 G.M.D. convenne dinanzi al Tribunale di Catania il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti e il Ministero della difesa, esponendo:

    - Che il 12 maggio 2001, nel corso della rituale visita di leva sostenuta presso l'ospedale militare di Augusta, aveva dichiarato di essere omosessuale;

    - Che a seguito di siffatta dichiarazione era stato esonerato dal servizio;

    - Che il successivo 21 ottobre l'Ufficio della Motorizzazione Civile di Catania gli aveva notificato il provvedimento di revisione della patente di guida, e la predisposizione di un nuovo esame di idoneità psico-fisica;

    - Che il provvedimento e la conseguente convocazione era stata disposta per effetto della comunicazione che l'ospedale militare aveva ritenuto di dover eseguire sulla base delle dichiarazioni di esso attore, evidenziando la mancanza dei requisiti psicofisici legalmente richiesti per la guida degli automezzi.

    Tanto premesso, lamentando nel comportamento di entrambe le Amministrazioni statali una palese violazione della privacy ed un tipico contenuto di discriminazione sessuale, il G. chiese la condanna degli enti convenuti al risarcimento del grave danno morale patito, quantificandolo nella misura di 500.000 Euro.

    Il giudice di primo grado accolse la domanda nell'ari, condannando entrambi i Ministeri al pagamento della minor somma di 100.000 Euro rispetto a quella richiesta.

    La Corte di appello di Catania, pronunciando sull'impugnazione dei convenuti soccombenti, ne accolse in parte il gravame e ridusse l'entità del risarcimento a 20 mila Euro, ritenendo "esorbitante, oltre che "del tutto priva di riscontro motivazionale", la somma "riconosciuta dal giudice di primo grado".

    In motivazione, ...

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  • Diritto

    LE RAGIONI DELLA DECISIONE

    Il ricorso è pienamente fondato.

    Con il primo ed unico motivo, si denuncia omessa e in ogni caso contraddittorieta e insufficienza della motivazione, illogicità e palese erroneità con cui la Corte di appello ha ritenuto di disporre e quantificare il danno morale liquidato al sig. G., fatto certamente controverso e decisivo del giudizio.

    Il motivo deve essere accolto in ogni sua giuridica articolazione.

    In ossequio al principio di autosufficienza, parte ricorrente riporta testualmente (folio 7 del ricorso) il passo della motivazione della sentenza di primo grado (sentenza ritenuta invece dalla Corte etnea "del tutto priva di riscontro motivazionale") che, ben più accortamente e approfonditamente rispetto alla grave situazione di vulnus arrecato alla propria identità sessuale subita dal ricorrente, aveva evidenziato come "il comportamento delle due amministrazioni ha gravemente offeso e oltraggiato la personalità del G. in uno dei suoi aspetti più sensibili e ha indotto nello stesso un grave sentimento di sfiducia nei confronti dello Stato, percepito come vessatorio, nell'esprimere e realizzare la sua personalità nel mondo esterno".

    Nè è lecito trascurare o sottovalutare la circostanza per cui il diritto costituzionalmente tutelato alla libera espressione della propria identità sessuale sia stato espressamente ascritto da questa Corte di legittimità al novero dei diritti inviolabili della persona di cui all'art. 2 Cost., quale essenziale forma di realizzazione della propria personalità (Cass. 16417/2007), mentre, sul versante della tutela penale, si è ritenuta necessaria una effettiva e realmente afflittiva tutela repressiva con riguardo al reato...

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