• Fatto

    FATTO e DIRITTO

    Con ricorso depositato in data 19 giugno 2014, Pe. Ad. S.r.l. chiedeva l'accertamento dell'illegittimità del provvedimento di diniego formatosi sull'istanza di accesso volta ad acquisire copia del contratto definitivo sottoscritto tra il comune convenuto e la società controinteressata.

    Tale contratto seguiva ad una gara di appalto in cui BM Elettronica S.p.A. si era classificata prima e la società ricorrente, quale membro con altre imprese di un ATI, era stata esclusa.

    Pe. Ad. S.r.l. esponeva che l'amministrazione avrebbe erroneamente fatto riferimento, nel motivare il suo diniego, a due sentenze del Consiglio di Stato concernenti la speciale disciplina in materia di accesso agli atti relativi ad appalti pubblici, mentre nel caso di specie, a gara terminata, la legittimazione della ricorrente avrebbe dovuto essere valutata alla stregua della disciplina generale di cui alla L. n. 241/1990.

    In particolare, la ricorrente sosteneva che avrebbe interesse a prendere visione del contratto stipulato dall'aggiudicatario, per verificare che esso corrisponda "puntualmente" all'oggetto della procedura pubblica di affidamento.

    La società ricorrente censurava, altresì, la condotta tenuta dall'amministrazione, in quanto, a suo dire, in contrasto con i principi costituzionali di buon andamento, imparzialità e ragionevolezza, e non rispettosa dell'obbligo di trasparenza dell'attività amministrativa sancito dal d.lgs. n. 33/2013.

    Si costituiva il comune di Grosio, che resisteva al ricorso, evidenziando che Pe. Elena S.r.l. era stata legittimamente e definitivamente esclusa dalla gara, con la conseguenza che nessun effetto ad essa pregiudizievole sarebbe potuto discendere dall'accordo contrattuale intervenuto tra amministrazione e aggiudicatario.

    La difesa del comune precisava inoltre che il d.lgs. n. 33 del 2013 disciplinerebbe "situazioni non ampliative né sovrapponibili a quelle che consentono l'accesso ai...

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