• Fatto

    RITENUTO IN FATTO

    1. - A seguito del sinistro stradale verificatosi in data (OMISSIS), M.C., in proprio e quale esercente la potestà genitoriale sulla (allora) minore A. - terzi trasportati, unitamente all'altra figlia T., sull'auto condotta dalla proprietaria S.C. (coniuge del M. e madre di A. e T.) - conveniva in giudizio, dinanzi al Tribunale di Roma, la S. e la HDI Assicurazioni S.p.A., compagnia assicuratrice dell'automezzo, per sentirli condannare, in solido, al risarcimento di tutti i danni patiti.

    Si costituivano la convenuta HDI Assicurazioni S.p.A. e la chiamata in causa (da parte della HDI S.p.A.) Ras Assicurazioni S.p.A., quale impresa designata per il F.G.V.S.; nel corso del giudizio di primo grado interveniva M.T., chiedendo anch'essa il risarcimento di tutti i danni subiti nell'anzidetto incidente.

    Con sentenza del febbraio 2004, il Tribunale adito, riconosciuta l'esclusiva responsabilità della S. nella causazione del sinistro, la condannava in solido con la HDI Assicurazioni S.p.A. al pagamento, a titolo di risarcimento danni, della somma di Euro 816.186,90 in favore di M.C., di Euro 869.388,74 in favore di M.A. e di Euro 4.645,67 in favore di M.T..

    2. - Con sentenza resa pubblica il 15 novembre 2011, la Corte di appello di Roma - sull'impugnazione principale di M.C., M.A. e M.T. e su quella incidentale della HDI Assicurazioni S.p.A., nel contraddittorio con la costituita Ras Assicurazioni S.p.A. e la contumace S.C. - in parziale riforma della decisione del Tribunale della medesima Città, che confermava nel resto, condannava la S. e la HDI Assicurazioni, in solido tra loro, al pagamento in favore di M. A. della somma di Euro...

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  • Diritto

    CONSIDERATO IN DIRITTO

    1. - Con il primo mezzo è denunciata violazione e falsa applicazione degli artt. 1223, 1226, 2043, 2056 e 2059 c.c., artt. 2, 3 e 32 Cost., nonchè dedotto vizio di motivazione.

    La Corte territoriale avrebbe errato nel non liquidare il danno non patrimoniale patito da esso M.C. in base al parametro equitativo costituito dalle tabelle del Tribunale di Milano.

    1.1. - Il motivo non può trovare accoglimento.

    Questa Corte, a partire dalla sentenza n. 12408 del 7 giugno 2011, ha enunciato il principio per cui, "nella liquidazione del danno biologico, quando manchino criteri stabiliti dalla legge, l'adozione della regola equitativa di cui all'art. 1226 c.c., deve garantire non solo una adeguata valutazione delle circostanze del caso concreto, ma anche l'uniformità di giudizio a fronte di casi analoghi, essendo intollerabile e non rispondente ad equità che danni identici possano essere liquidati in misura diversa sol perchè esaminati da differenti Uffici giudiziari. Garantisce tale uniformità di trattamento il riferimento al criterio di liquidazione predisposto dal Tribunale di Milano, essendo esso già ampiamente diffuso sul territorio nazionale - e al quale la S.C., in applicazione dell'art. 3 Cost., riconosce la valenza, in linea generale, di parametro di conformità della valutazione equitativa del danno biologico alle disposizioni di cui agli artt. 1226 e 2056 c.c., salvo che non sussistano in concreto circostanze idonee a giustificarne l'abbandono. L'applicazione di diverse tabelle, ancorchè comportante liquidazione di entità inferiore a quella che sarebbe risultata sulla base dell'applicazione delle tabelle di Milano, può essere fatta valere, in sede di legittimità,...

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