• Fatto

    SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

    1. - F.A. e V.Z., quali eredi di V. V., ricorrono, affidandosi a sei motivi, per la cassazione della sentenza n. 85 del 30.6.11 della Corte di appello di Caltanissetta, con la quale è stato solo in parte accolto il loro appello avverso la reiezione della domanda di risarcimento del danno da lesioni da emotrasfusione dispiegata dal loro dante causa, poi deceduto. In particolare, la corte territoriale, pur riconoscendo il nesso causale e la responsabilità del convenuto Ministero della Salute, ha quantificato il danno in Euro 169.741, oltre interessi legali, ma con detrazione di quanto riscosso a titolo di indennizzo ex L. n. 210 del 1992.

    L'intimato non svolge attività difensiva in questa sede, ma l'Avvocatura Generale chiede di prendere parte alla discussione orale; tuttavia, nessuno compare alla pubblica udienza del 2.1.14, in vista della quale solo le ricorrenti depositano memoria ai sensi dell'art. 378 cod. proc. civ., precisando di non possedere i mezzi per consentire al loro difensore, che pure nella stessa memoria chiede la distrazione delle spese, di recarsi a prendere parte alla discussione orale.

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  • Diritto

    MOTIVI DELLA DECISIONE

    2. - Le ricorrenti si dolgono:

    - con un primo motivo, di vizio motivazionale e violazione dell'art. 112 cod. proc. civ. in relazione alla non corrispondenza tra chiesto e pronunciato: sottolineando la carenza di valida eccezione circa il principio della compensalo lucri cum damno e comunque la carenza di pronuncia sulle altre voci di danno (lavorativo, alla vita di relazione, morale e per le cure mediche) evidenziate nell'atto di appello;

    - con un secondo motivo, di vizio motivazionale e violazione di norme di diritto, per l'incongrua od errata esclusione del danno da perdita di chance;

    - con un terzo motivo, di violazione degli artt. 2043 e 1223 cod. civ. e vizio motivazionale per omessa pronunzia, quanto ad omessa liquidazione del danno patrimoniale per perdita di capacità lavorativa;

    - con un quarto motivo, di violazione dell'art. 2059 cod. civ. e vizio motivazionale per omessa pronunzia quanto al danno morale;

    - con un quinto motivo, di vizio motivazionale anche per omissione di pronunzia e violazione di norme di diritto, in ordine alla deducibilità dell'indennizzo ex L. n. 210 del 1992, sia in sè considerata, sia in difetto di specifiche doglianze del Ministero:

    invocando rivedersi l'orientamento delle Sezioni Unite sul punto;

    - con un sesto motivo, di violazione di legge e vizio motivazionale sulla disposta compensazione delle spese di lite.

    3. - Il primo motivo di ricorso è infondato.

    La compensano lucri cum damno integra un'eccezione in senso lato, vale a dire non già l'adduzione di un fatto modificativo o impeditivo od estintivo del diritto altrui, ma una mera difesa o articolazione difensiva in ordine all'esatta globale entità del danno effettivamente patito dal ...

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