Estremi:
Cassazione civile, 2014, Vedi massime correlate
  • Fatto

    SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

    La Corte d'Appello di Genova, con sentenza del 2.11.12, in parziale accoglimento dell'appello proposto da P.V. contro la sentenza del Tribunale di Chiavari che aveva dichiarato lo scioglimento degli effetti civili del matrimonio da lei contratto con V.A., ha condannato quest'ultimo a corrisponderle un assegno divorale di Euro 250 mensili.

    La corte territoriale ha ritenuto sussistenti le condizioni previste dalla L. n. 898 del 1970, art. 5, comma 6, per l'attribuzione dell'assegno, rilevando che, per un verso, risultava provato che la P. non era in grado di provvedere autonomamente al proprio mantenimento, siccome priva di una stabile occupazione e tenuta a provvedere da sola anche alle esigenze della figlia minorenne e disabile avuta da una precedente relazione, con lei convivente in un locale in affitto, e che, per l'altro, il V. non aveva dimostrato che la donna avesse ingiustificatamente rifiutato di svolgere attività lavorative remunerate o che godesse di ulteriori fonti di reddito. V.A. ha impugnato la sentenza con ricorso per cassazione affidato a cinque motivi, cui P. V. ha resistito con controricorso.

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  • Diritto

    MOTIVI DELLA DECISIONE

    1) Preliminarmente va rilevato che la procura speciale apposta a margine dell'originale del controricorso è stata debitamente sottoscritta per autentica dall'avv. Antonio Bongiomo Gallegra, difensore della P., sicchè non può dubitarsi della ritualità della costituzione della controricorrente.

    2) Con il primo motivo di ricorso V.A., denunciando violazione e falsa applicazione della L. n. 898 del 1970, art. 5, comma 6, nonchè vizio di motivazione, deduce che la corte del merito non ha operato il dovuto confronto fra le condizioni economiche del coniuge richiedente l'assegno al momento della separazione ed a quello del divorzio ed ha fondato il proprio convincimento su circostanze di fatto in realtà smentite dalle risultanze processuali. Osserva a tale proposito che è innanzitutto errato l'accertamento contenuto in sentenza secondo cui la richiedente, che da sposata aveva abitato quasi esclusivamente in un appartamento appartenente alla famiglia V., dopo la separazione si era trovata a dover far fronte agli oneri locatizi del piccolo alloggio nel quale si era sistemata, giacchè, per un verso, nel corso degli appena venti mesi di convivenza (settembre 2003 - aprile 2005), egli e l'(allora) moglie avevano soggiornato per circa sette mesi in (OMISSIS), ospiti dei genitori della P., e, per l'altro, l'appartamento in cui quest'ultima era andata ad abitare le era stato concesso in comodato e non in locazione. Rileva, inoltre, che la corte territoriale, nel valutare la situazione patrimoniale della famiglia, ha tenuto conto del reddito lordo (Euro 17.000 annui), anzichè di quello netto che, in costanza di matrimonio, egli traeva dalla sua attività lavorativa, ha totalmente omesso di considerare le capacità lavorative della P. ed ha...

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