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Cassazione civile, 2014, Vedi massime correlate
  • Fatto

    RITENUTO IN FATTO

    Con sentenza n. 47 del 23 novembre 2006 la Commissione tributaria regionale del Veneto rigettava l'appello proposto dall'avv. U. V., confermando l'avviso di accertamento notificatogli dal fisco il 13 aprile 2005 per l'anno d'imposta 1999 (IRPEF, IRAP, IVA).

    Il giudice d'appello, premesso che l'atto impositivo era stato firmato da funzionario appositamente delegato e che l'adozione dei coefficienti presuntivi adoperati dal fisco non richiedeva alcun parere del Consiglio di Stato, osservava che, non avendo il contribuente aderito al contraddittorio pre contenzioso, legittimamente l'ufficio si era avvalso della procedura D.P.R. n. 600 del 1973, ex art. 39.

    Aggiungeva che lo svolgimento di attività per un solo studio legale, pur essendo assimilabile a un rapporto di parasubordinazione, non era circostanza idonea a rendere inapplicabili parametri frutto di elaborazione statistica e che il conseguente accertamento induttivo costituiva il portato logico dell'applicazione di specifici coefficienti alla situazione del contribuente interessato.

    Infine, rilevava che l'atto impositivo era sufficientemente motivato sia riguardo alle riprese a tassazione, sia riguardo all'applicazione di sanzioni nel minimo edittale.

    Per la cassazione di tale decisione, l'avv. U.V. ha proposto ricorso affidato a sette motivi, ai quali l'Agenzia delle entrate resiste con controricorso. Il contribuente replica con memoria.

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  • Diritto

    CONSIDERATO IN DIRITTO

    Il ricorso deve essere accolto in relazione al (pregiudiziale) primo motivo, con assorbimento degli altri.

    Il contribuente denuncia violazioni di norme di diritto - D.P.R. n. 600 del 1973, art. 42 e art. 2697 c.c. - rilevando che l'invocato art. 42 sanziona con la nullità gli avvisi di accertamento che manchino della firma del capo dell'ufficio o di un dirigente da lui delegato e pone in capo all'ufficio impositore l'onere di provare che il sottoscrittore sia realmente munito di poteri di firma.

    Osserva che, nonostante le contestazioni formalizzate in ambo i giudizi di merito, l'ufficio si è limitato ad affermare che la firmataria, S.O., apparteneva all'ufficio stesso ed era abilitata alla firma, senza aver mai documentato ciò, atteso che la nota esibita in causa rinviava ad altra nota, mai prodotta nel giudizio di merito, circa l'individuazione dei poteri concretamente delegati alla "capo team" firmataria dell'atto impositivo.

    Censura, in punto di vizio motivazionale e di violazione dell'onere della prova, l'argomentare del giudice d'appello che, nel ritenere l'esistenza di una delega a favore della sottoscrittrice dell'avviso impugnato, non ha osservato i principi generali che pongono a carico di chi allega un fatto l'onere di provarne la sussistenza. Il motivo è fondato.

    Da tempo, nella giurisprudenza di legittimità si è affermato l'orientamento secondo cui:

    "In tema di imposte sui redditi, deve ritenersi, in base al D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, art. 42, commi 1 e 3, che gli accertamenti in rettifica e gli accertamenti d'ufficio sono nulli tutte le volte che gli avvisi nei quali si concretizzano non risultino sottoscritti dal capo dell'ufficio emittente o da un impiegato della carriera direttiva (addetto a detto ufficio) validamente...

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