• Fatto

    SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

    1. Il (OMISSIS) il sig. V.M., mentre era trasportato su un autobus adibito al pubblico trasporto di persone nella città di Reggio Calabria, cadde a causa di una brusca frenata del mezzo. Il successivo (OMISSIS) il sig. V.M. morì.

    2. La moglie ( R.R.) ed i quattro figli della vittima ( V.A., L., P. e R.) in conseguenza dell'accaduto nel 1986 convennero in giudizio dinanzi al Tribunale di Reggio Calabria l'ente proprietario dell'autobus (Azienda Trasporti per l'Area Metropolitana di Reggio Calabria - ATAM), il conducente di questo (sig. D.A.) ed il loro assicuratore della responsabilità civile obbligatoria, la Assitalia s.p.a., chiedendone la condanna in solido al risarcimento dei danni rispettivamente patiti a causa della morte del proprio congiunto.

    3. Si costituirono soltanto l'ATAM e l'Assitalia, ambedue eccependo:

    -) la prescrizione del diritto azionato dagli attori;

    -) nel merito, che la brusca frenata del mezzo pubblico fu causata dalla necessità di evitare l'impatto con un altro mezzo, condotto dal sig. Domenico Calabrò ed assicurato per la r.c.a. dalla società SAI s.p.a., il quale aveva eseguito una manovra assai imprudente e tagliato la strada all'autobus dell'ATAM. 4. Gli attori chiesero ed ottennero dal giudice istruttore l'autorizzazione a chiamare in causa il sig. C.D. e la SAI s.p.a., chiedendo anche nei confronti di questi la condanna al risarcimento del danno.

    5. Si costituì la sola SAI s.p.a., negando qualsiasi responsabilità del proprio assicurato.

    6. Dopo diciassette anni di giudizio, il tribunale di Reggio Calabria con sentenza 25.11.2003 rigettò le domande attoree nei confronti dell'ATAM, della Assitalia s.p.a. e di ...

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  • Diritto

    MOTIVI DELLA DECISIONE

    1. Il primo motivo del ricorso principale (ATAM).

    1.1. Col primo motivo di ricorso l'ATAM sostiene che la sentenza impugnata sarebbe incorsa nel vizio di violazione di legge (di cui all'art. 360 c.p.c., n. 3).

    Si assume in particolare che essa avrebbe violato gli artt. 183, 184, 189 e 190 c.p.c.; nonchè l'art. 2054 c.c..

    1.2. Nonostante sia formulato in modo unitario, il primo motivo di ricorso proposto dall'ATAM si articola in due profili.

    Nel primo (pp. 21-26 del ricorso) l'ente allega che gli attori avrebbero inammissibilmente modificato la propria domanda in corso di causa, e la Corte d'appello abbia erroneamente esaminato e deciso la domanda nuova. Secondo la ricorrente, gli attori avevano formulato nell'atto di citazione una domanda di risarcimento del danno fondata su un titolo contrattuale (contratto di trasporto), ovvero sulla violazione del neminem laedere, ai sensi dell'art. 2043 c.c..

    Pertanto la Corte d'appello, affermando in via presuntiva la colpa del conducente del mezzo pubblico, ai sensi dell'art. 2054 c.c., comma 1, avrebbe esaminato una domanda nuova, violando il disposto dell'art. 112 c.p.c..

    Nel secondo profilo del motivo di ricorso si allega che in ogni caso, anche ad applicare la presunzione di cui all'art. 2054, comma 1, c.c., nel caso di specie era stata debitamente acquisita nelle fasi di merito la prova liberatoria, rappresentata dal caso fortuito.

    1.3. Il primo profilo della doglianza (mutamento della domanda) è manifestamente infondato, per due ragioni.

    La prima è che una volta allegato dagli attori il fatto costitutivo della pretesa (e cioè il trasporto della vittima su un veicolo a motore) è potere-dovere del giudice individuare la norma applicabile alla fattispecie concreta, in virtù del...

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