Estremi:
Cassazione penale, 2014,
  • Fatto

    RITENUTO IN FATTO

    Con il provvedimento impugnato veniva dichiarato inammissibile, per carenza di interesse, l'appello proposto da S.G. avverso la sentenza del Tribunale di Padova dell'01/06/2012, con la quale il S. era assolto per non costituire il fatto reato dall'imputazione dei reati di cui all'art. 479 c.p. e art. 234 c.p.m.p.; reati contestati come commessi dal (OMISSIS) presentando l'imputato, Maresciallo capo della Guardia di Finanza di Padova, una domanda di partecipazione al concorso di avanzamento al grado di maresciallo aiutante nella quale attestava falsamente di non aver riportato condanne penali per delitti non colposi nell'ultimo biennio, e conseguendo la promozione al grado superiore ed i relativi emolumenti.

    L'imputato ricorre sulla declaratoria di inammissibilità e deduce, anche con la memoria successivamente depositata, violazione di legge nell'esclusione dell'interesse ad impugnare rispetto ad un atto di appello proposto avverso una sentenza motivata sull'insussistenza dell'elemento psicologico dei reati; osservando come la pronuncia appellata, contrariamente a quanto sostenuto dalla Corte territoriale, possa avere effetti pregiudizievoli per l'imputato, ai sensi degli artt. 652 e 653 c.p.p., sia in sede disciplinare che nel giudizio per danno erariale pendente dinanzi alla Procura regionale presso la Corte dei Conti.

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  • Diritto

    CONSIDERATO IN DIRITTO

    Il ricorso è fondato.

    Occorre premettere che l'imputato, in linea generale, ha interesse ad impugnare una sentenza di proscioglimento perchè il fatto non costituisce reato, al fine di ottenere una pronuncia assolutoria per insussistenza del fatto, tenuto conto della diversità degli effetti derivanti dalle due formule in altri giudizi in sede civile, amministrativa o disciplinare (Sez. 4^, n. 45976 del 05/11/2002 (28/11/2003), Fasanella, Rv. 226719; Sez. 4^, n. 4675 del 17/05/2006 (06/02/2007), Bartalini, Rv. 235655).

    Ciò posto, la Corte territoriale si limitava, nella sentenza impugnata, ad una generica e meramente assertiva affermazione sull'assenza di possibili di effetti giuridici negativi per l'imputato in conseguenza dell'adozione della formula assolutoria del non costituire il fatto reato, per insussistenza dell'elemento psicologico dello stesso, piuttosto che di quella dell'insussistenza del fatto; e ciò a fronte di un fatto contestato che, nei termini di cui all'imputazione, evidenzia di per sè quanto meno i profili di incidenza disciplinare e contabile posti in rilievo del ricorrente.

    Tali carenze motivazionali impongono l'annullamento senza rinvio del provvedimento impugnato, con trasmissione degli atti alla Corte d'Appello di Venezia per nuovo esame.

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