• Fatto

    FATTO E DIRITTO

    1. Con sentenza pronunciata il 25.10.2010 il giudice per le indagini preliminari presso il tribunale di Palermo, in sede di giudizio abbreviato, condannava, tra gli altri imputati, gli attuali ricorrenti 1) A.G.; 2) A.S.; 3) C.G.; 4) C.S.; 5) D.C.G.; 6) F.A.; 7); F.S.; 8) M.S.;

    9) M.G.; 10) M.M.; 11) P.G.;

    12) P.F.P.; 13) P.O.; 14) R.R.; 15) S.R.; 16) S.G.; 17) S.E., alle pene, principali ed accessorie, ed alle misure di sicurezza ritenute di giustizia, oltre al risarcimento dei danni derivanti da reato in favore delle costituite parti civili, in relazione ad una pluralità di delitti in materia di associazione a delinquere di stampo mafioso ex art. 416 bis c.p., commi 1, 2, 3, 4, 5, 6, (capi A e B); di estorsione, sia in forma tentata che consumata (capi E; H, I; L; M; N), e favoreggiamento ex art. 378 c.p., entrambi aggravati ai sensi della L. n. 203 del 1991, art. 7, (capo O), nonchè di stupefacenti D.P.R. n. 309 del 1990, ex art. 73, (capo D).

    2. Con sentenza pronunciata il 15.5.2012 la Corte di appello di Palermo riformava parzialmente la sentenza di primo grado, esclusivamente sotto il profilo sanzionatorio, in senso più favorevole agli imputati, nei confronti di C.G., C.S., F.S., M.S., M. G., P.G. e S.G., assolvendo il solo P.G. dal delitto di estorsione aggravata in concorso di cui al capo M), confermando, nel resto, l'impugnata sentenza.

    3. Secondo l'impostazione accusatoria, sostanzialmente accolta dai giudici di primo e di secondo...

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