Estremi:
Cassazione civile, 2014,
  • Fatto

    FATTO E DIRITTO

    Rilevato che in data 21 novembre 2013 è stata depositata relazione ex art. 380 bis che qui si riporta senza sostanziali modifiche:

    1. Il Tribunale di Milano, con sentenza del 9 luglio 2010, ha dichiarato la cessazione degli effetti civili del matrimonio di M.G. e C.M. e ha posto a carico del M. un assegno divorzile di 1.100 Euro mensili e un contributo di 100 Euro mensili in favore della figlia Giulia (nata il 1 luglio 1980), sino al compimento degli studi di specializzazione, e di 500 Euro mensili in favore del figlio R. (nato il (OMISSIS)) oltre il 100% delle spese mediche e sportive e il 50 % di quelle universitarie.

    2. Ha proposto appello il M. chiedendo la revoca o la riduzione dell'ammontare dell'assegno divorzile, la fissazione di un termine finale per la corresponsione dell'assegno in favore della figlia e l'esclusione del contributo per le spese ricreative e sportive del figlio. La C. ha chiesto il rigetto dell'appello e la condanna del M. ex art. 96 c.p.c..

    3. La Corte di appello di Milano ha stabilito che le spese sportive di M.R. debbano continuare a fare carico al padre e debbano essere direttamente concordate fra padre e figlio e ha respinto ogni altra ulteriore istanza dell'appellante che ha condannato al pagamento delle spese del giudizio.

    4. Ricorre per cassazione M.G. affidandosi a quattro motivi di impugnazione.

    5. Con il primo motivo deduce la nullità della sentenza per la mancanza della concisa esposizione delle ragioni in fatto e diritto della decisione.

    6. Con il secondo motivo si deduce violazione e falsa applicazione della L. n. 898 del 1970, art. 5, comma 6. Il ricorrente rileva che i giudici dell'appello nulla hanno valutato degli elementi ...

    Contenuto riservato agli abbonati
    Fai LOGIN o ABBONATI per accedere al contenuto completo
Correlazioni:

Legislazione Correlata (1)

please wait

Caricamento in corso...