Estremi:
Cassazione civile, 2014,
  • Fatto

    SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

    L.L. e L.P., sull'assunto di aver patito un danno alla vettura di proprietà del primo e condotta dal secondo quando, il (OMISSIS), essa era venuta inopinatamente a collidere con un cinghiale proveniente dai boschi appartenenti alla Regione Abruzzo, convennero l'Ente innanzi al Giudice di Pace di Sulmona per il risarcimento dei danni alla vettura. L'adito Giudice, esclusa la invocata legittimazione passiva della Provincia di Sulmona, con sentenza 308 del 2004, condannò la Regione al risarcimento del danno determinato in Euro 930 in favore dei L.. La pronunzia venne appellata dalla Regione Abruzzo, reiterante la propria tesi per la quale le norme regionali avrebbe posto in capo alla Provincia gli obblighi di tutela e controllo della fauna selvetica e nel merito deducente la inesistenza di alcun profilo di propria colpa nella vicenda in disamina. Il Tribunale, con sentenza 7.3.2006, ha accolto l'appello e rigettato la domanda risarcitoria dei L. proposta a carico della Regione Abruzzo. Ha invero sostenuto il Tribunale che, se non aveva fondamento il motivo di gravame teso a negare la propria legittimazione, essendo le norme regionali indicative di un obbligo dell'Ente di tutela, gestione, controllo della fauna selvatica (alla Provincia, di contro, incombendo le funzioni delegate afferenti la caccia e la protezione della fauna stessa), era invece fondato il secondo motivo. Premesso che per il ristoro dei danni provocati da fauna selvatica non poteva trovare applicazione l'art. 2052 c.c., ma solo il canone generale dell'art. 2043 c.c., sarebbe certamente spettato a parte attrice indicare e provare con precisione la condotta omissiva addebitabile alla Regione e fonte del sinistro; di contro non essendo configurabile alcuna presunzione di omessa vigilanza per il transito su quella strada di un...

  • Diritto

    MOTIVI DELLA DECISIONE

    I due ricorsi vanno riuniti ex art. 335 c.p.c..

    Il ricorso principale - nel suo unico articolato motivo - prende atto della conformità del decisum al principio più volte statuito da questa Corte ma dissente dalla sua interpretazione rigorosa là dove finirebbe per accollare al danneggiato una prova impossibile ed anche dimenticando che sarebbe stato possibile e prudente per la Regione collocare al di fuori dei centri abitati della zona (ove insistevano ben due parchi naturali) la ripetuta segnalazione di presenza di animali selvatici.

    Il ricorso incidentale condizionato ripropone la tesi per la quale graverebbe sulla Provincia la gestione delle misure precauzionali e non solo i compiti afferenti caccia e tutela della fauna nei parchi di appartenenza.

    Il ricorso principale è infondato.

    Si ricorda, in premessa, che si tratta di una domanda in materia risarcitoria affatto devoluta alla cognizione del G.O. (SU 25764 del 2011).

    Venendo al merito, osserva il Collegio che la sentenza ha rettamente e logicamente applicato il principio di diritto posto da Cass. 7080 del 2006 (e seguito da Cass. 27673 del 2008, 24547 del 2009 ed 80 del 2010) per il quale il danno cagionato dalla fauna selvatica ai veicoli in circolazione non è risarcibile in base alla presunzione stabilita dall'art. 2052 c.c., inapplicabile per la natura stessa degli animali selvatici, ma solo alla stregua dei principi generali sanciti dall'art. 2043, anche in tema di onere della prova, e perciò richiede l'individuazione di un concreto comportamento colposo ascrivibile all'ente pubblico: resta pertanto immune da censure la decisione di...

Correlazioni:

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