• Fatto

    RITENUTO IN FATTO

    1. - Il Tribunale di Viterbo, pronunciato lo scioglimento del matrimonio civile contratto tra F.G. ed B. A. il (OMISSIS), affidò l'unico figlio della coppia, nato il (OMISSIS), ad entrambi i genitori confermandone la collocazione, disposta in sede di giudizio di separazione, presso la casa paterna, e, per ciò che ancora rileva nella presente sede, riconobbe il diritto della B. di ricevere l'assegno di divorzio, liquidandolo nella misura di Euro 200 mensili.

    Avverso tale sentenza propose appello il F., ribadendo la domanda di revoca dell'assegno di divorzio, già formulata in primo grado, nonostante nell'atto introduttivo del giudizio egli avesse chiesto la conferma del contributo mensile di 100 Euro, giustificando il mutamento della domanda con riferimento al nuovo matrimonio contratto da cui era nato un figlio, con conseguente aggravio degli oneri familiari.

    2. - La Corte d'appello di Roma, con sentenza depositata il 10 giugno 2009, in parziale riforma della sentenza impugnata, ha determinato in Euro 100,00 mensili l'importo dell'assegno divorzile dovuto dal F. alla B.. Il giudice di secondo grado, premessa la disparità economica tra le parti, ha sottolineato - per quanto ancora rileva nella presente sede - che il nuovo matrimonio del F. e la sua recente paternità hanno determinato un aggravio dei suoi oneri familiari, mentre la B. è proprietaria dell'appartamento in cui abita e, benchè allo stato priva di una stabile attività lavorativa, ha sicure potenzialità reddituali, essendo ancora giovane, di discreto livello culturale, in grado di parlare almeno due lingue, e specializzata come parrucchiera.

    Valutati tali elementi anche in rapporto alla durata del matrimonio, che è stata di otto anni e...

  • Diritto

    CONSIDERATO IN DIRITTO

    1. - Il Collegio ha deliberato l'adozione della forma semplificata nella redazione della motivazione della presente sentenza.

    2. - Con l'unico, complesso motivo di ricorso si deduce violazione e falsa applicazione dell'art. 5, sesto comma, della legge n. 898 del 1970, come modificato dall'art. 10 della legge n. 74 del 1987. La Corte di merito avrebbe proceduto, ai fini della determinazione della misura dell'assegno divorzile, ad una valutazione delle condizioni economiche del coniuge più debole attraverso un giudizio espresso sul piano della ipoteticità ed astrattezza, anzichè su quello della effettività e concretezza, effettuando un apprezzamento di tipo probabilistico e non fondato su dati realmente esistenti con riferimento alla specifica fattispecie. Ed anche la nascita di un figlio dalla nuova unione del F. non avrebbe potuto comprimere il diritto dell'ex coniuge all'assegno divorzile.

    La illustrazione della censura si conclude con la formulazione, ai sensi dell'art. 366-bis cod.proc. civ., applicabile nella specie ratione temporis, dei seguenti quesiti di diritto: "Dica codesta Ecc.ma Corte se: 1) Ai fini dell'attribuzione dell'assegno di divorzio e della determinazione della sua misura, ai sensi dell'art. 5 della L. 1 dicembre 1970, n. 898 (nel testo modificato dall'art. 10 della L. 6 marzo 1981, n. 74), l'accertamento del giudice del merito in ordine alle condizioni economiche dei coniugi ed al reddito di entrambi debba essere compiuto non in astratto bensì in concreto evitando di fondare la decisione su meri apprezzamenti probabilistici, non fondati su dati realmente esistenti con riferimento alla specifica fattispecie; 2) la nascita di un figlio in seconde nozze dell'onerato sia evento tale da comportare la revoca dell'assegno posto a...

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