• Fatto

    RITENUTO IN FATTO

    1. Con sentenza della Corte d'Appello di Catania, pronunciata in data 31/05/2013, depositata in data 28/05/2013, confermativa della sentenza del tribunale di Siracusa, sez. Dist. AUGUSTA, V. C. veniva dichiarato colpevole del reato di cui al D.P.R. n. 380 del 2001, art. 44, lett. c), (per aver realizzato, in assenza di permesso di costruire, un immobile di 45 mq. circa, in area insistente a distanza inferiore a 150 mt. dalla battigia) nonchè per altre violazioni della materia edilizia, e condannato alla pena condizionalmente sospesa (subordinata alla demolizione ed al ripristino dello stato dei luoghi) di sei mesi di reclusione ed Euro 60.000,00 di multa, oltre al pagamento delle spese processuali ed alla sanzione amministrativa accessoria della demolizione del manufatto abusivo entro 90 gg. dall'esecutività della sentenza, previo dissequestro e restituzione dell'immobile all'avente diritto, con rimessione in pristino stato dei luoghi a sue spese.

    2. Con tempestivo ricorso, proposto dal difensore fiduciario, viene dedotto un unico motivo di ricorso, di seguito enunciato nei limiti strettamente necessari per la motivazione ex art. 173 disp. att. c.p.p..

    2.1. Deduce, con tale motivo, la violazione dell'art. 606 c.p.p., lett. e), sub specie di inosservanza delle norme stabilite a pena di nullità con riferimento all'art. 178 c.p.p., lett. c), e art. 179 c.p.p., comma 1; omessa valutazione dell'istanza di rinvio per impedimento del difensore; difetto di assistenza dell'imputato.

    Rileva il ricorrente che, con comunicazione via mail in data 15/05/2013, ore 18,29 rivolta alla cancelleria della Corte d'Appello di Catania, il difensore aveva rivolto istanza di rinvio per legittimo impedimento a comparire all'udienza del 21/05/2013, fissata per la...

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  • Diritto

    CONSIDERATO IN DIRITTO

    3. Il ricorso è fondato nei limiti di cui si dirà oltre.

    4. Deve, anzitutto, ritenersi priva di fondamento la censura relativa alla dedotta nullità legata alla trasmissione a mezzo comunicazione e-mail dell'istanza di rinvio, che il ricorrente documenta essere stata inviata in data 15 maggio 2013 all'indirizzo di posta elettronica della cancelleria della Corte d'appello di Catania. Sul punto, infatti, è stato più volte affermato da questa Corte - ed il Collegio non rileva alcun motivo per discostarsi dal principio, che condivide - che è inammissibile l'istanza di rinvio dell'udienza per concomitante impegno del difensore trasmessa via telefax, poichè l'art. 121 c.p.p. stabilisce l'obbligo per le parti di presentare le memorie e le richieste rivolte al giudice mediante deposito in cancelleria, mentre il ricorso al telefax è riservato ai funzionari di cancelleria ai sensi dell'art. 150 c.p.p. (v., da ultimo: Sez. 6, n. 28244 del 30/01/2013 - dep. 28/06/2013, Bagheri, Rv. 256894).

    Tale principio, espresso a proposito dell'uso del telefax, peraltro, trova applicazione per tutte quelle "Forme particolari di notificazione disposte dal giudice", cui si riferisce l'art. 150 c.p.p., ossia "mediante l'impiego di mezzi tecnici che garantiscano la conoscenza dell'atto" e, dunque, anche in quei casi - come quello oggetto di esame da parte di questa Corte - in cui la comunicazione sia stata eseguita a mezzo posta elettronica. Del resto, si aggiunge, la comunicazione venne eseguita mediante l'indirizzo mail "privato" di posta elettronica del difensore e non a mezzo di posta elettronica certificata, modalità non riconosciuta dalla legge. Per completezza, peraltro, occorre comunque chiarire che, a differenza di quanto previsto per il processo civile, nel processo penale tale forma di trasmissione, per le...

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