• Fatto

    SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

    Con sentenza del 10/7/2007, rigettato l'appello in via incidentale spiegato dai sigg. F.E. e P.V., la Corte d'Appello di Milano ha parzialmente accolto il gravame interposto dalla sig. S.C. (in via principale) e dal sig. S. M. (in via incidentale) in relazione alla pronunzia Trib.

    Milano 29/4/2004 di parziale accoglimento della domanda, dai predetti proposta nei confronti del sig. V.R. e della sua compagnia assicuratrice per la r.c.a. società R.A.S. s.p.a., di risarcimento: a) dei danni sofferti iure proprio e iure successionis in conseguenza del sinistro stradale avvenuto il (OMISSIS) sulla SS (OMISSIS), all'esito del quale decedeva la sig. P.G. (rispettivamente madre di S.C. e M., figlia della F. e sorella del P.V.) e riportava gravi lesioni il sig. S. M. (marito della P.G., padre di S. C. e M. e affine della F. e del P. V.); nonchè b) dei danni iure proprio e iure successionis sofferti per la morte del S.M., che in conseguenza della "depressione indotta dalla perdita della moglie, vittima diretta del sinistro" stradale de quo, circa due anni dopo si suicidava.

    Avverso la suindicata pronunzia della corte di merito i sigg.

    S.M. e C., unitamente ai sigg. F.E. e P.V., propongono ora ricorso per cassazione, affidato a 6 complessi motivi, illustrati da memoria.

    Resistono con separati controricorsi il V. e la società Allianz s.p.a. (già R.A.S. s.p.a.), che spiegano entrambi ricorso incidentale condizionato sulla base di unico motivo, illustrato da memoria.

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  • Diritto

    MOTIVI DELLA DECISIONE

    Con il 1 motivo i ricorrenti in via principale denunziano violazione degli artt. 112 e 132 c.p.c., in riferimento all'art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, nonchè violazione degli artt. 2043 e 2059 c.c., artt. 2, 3, 13, 22, 27 e 32 Cost., in riferimento all'art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3.

    Si dolgono che, nel limitarsi a richiamare la motivazione del giudice di prime cure secondo cui "tale diritto non può essersi consolidato - trasmettendosi agli eredi - essendo trascorso un tempo di circa tre ore e mezza dal fatto al decesso", erroneamente la corte di merito abbia negato il risarcimento del danno da "lesioni mortali" subito dalla P.G. e consistente nel "danno morale, biologico (anche sotto l'aspetto psichico) ed esistenziale" che "non può non sorgere, nè mutare, per il solo fatto che la morte sopravvenga dopo un tempo più o meno apprezzabile, secondo un giudizio postumo espresso da terzi circa detto lasso di tempo", e che si tratta invero di "individuare la misura degli indennizzi dei tre tipi di danno: morale, biologico, esistenziale. Se da un lato è corretto che i danni da lesioni siano correlati alla durata della sopravvivenza, occorre considerare che ciò vale solo per il risarcimento della invalidità temporanea mentre, in caso di lesioni mortali, il danno morale, biologico ed esistenziale, per chi sente finire la propria vita, è assoluto ed incommensurabile. Il danno morale - secondo la giurisprudenza - è di natura istantanea, e non è commisurabile alla durata successiva della vita; quello esistenziale - per chi si sente morire - non può essere da meno".

    Lamentano che la corte di merito non ha pronunziato in ordine al pure richiesto risarcimento del danno da "morte propria" subito dalla P.G., atteso che la suindicata motivazione "è ...

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