Estremi:
Cassazione civile, 2013,
  • Fatto

    SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

    1. Nella serata del (OMISSIS)si verificava, sul tratto (OMISSIS) dell'autostrada (OMISSIS), un tragico incidente. La vettura di proprietà di D.P.P., condotta nella circostanza da D.P.S., andava ad urtare violentemente contro un autoarticolato fermo sulla corsia di sorpasso, penetrando per quasi tutta la lunghezza del relativo rimorchio.

    Nell'incidente perdevano la vita quattro dei cinque occupanti della vettura, tutti ragazzi in giovanissima età, fra i quali il conducente ed il trasportato B.C., mentre sopravviveva il solo B.V., riportando gravi conseguenze personali.

    Il giudizio civile - promosso davanti al Tribunale di Viterbo, fra gli altri, da B.A. e N.F., genitori del defunto B.C., nonchè da B.V. in proprio, nei confronti del conducente dell'autoarticolato e della società proprietaria, entrambi stranieri, della Lloyd Adriatico s.p.a. e dell'Ufficio centrale italiano (UCI) - si concludeva con una sentenza di condanna che riconosceva un risarcimento di L. 318.762.553 in favore del padre, di L. 284.552.315 in favore della madre e di L. 227.706.932 in favore del fratello, pur ponendo a carico del defunto conducente D.P.S. un concorso di colpa nella misura del 20 per cento.

    2. La sentenza veniva appellata in via principale da B. A., N.F. e B.V., chiedendo un risarcimento più elevato, mentre la Lloyd Adriatico s.p.a. e i genitori di D.P.S. chiedevano, con appello incidentale, che fosse riconosciuta la responsabilità esclusiva del conducente dell'autoarticolato.

    La Corte d'appello di Roma, con sentenza del 19 luglio 2006, in parziale riforma di quella di...

  • Diritto

    MOTIVI DELLA DECISIONE

    1. Con l'unico motivo di ricorso si lamenta violazione e falsa applicazione dell'art. 2059 c.c., in relazione agli artt. 2, 29 e 30 Cost..

    Rilevano i ricorrenti di aver posto in evidenza, con l'atto di appello, che B.V. era solito avere con il fratello Costanzo una comunione di vita molto forte, trovando nel fratello maggiore un punto di riferimento. I genitori, a loro volta, avevano lamentato che con la morte del figlio maggiore gli equilibri della vita familiare erano stati profondamente alterati, sicchè il pregiudizio morale da loro subito era più grande di quello realmente risarcito.

    Sulla base di tale premessa i ricorrenti, richiamando la nota figura del c.d. danno esistenziale, affermano che esso è da ritenere risarcibile, mentre la Corte d'appello di Roma sarebbe rimasta ferma alle due figure del danno morale e del danno biologico, così erroneamente accomunando valori ed interessi diversamente tutelati.

    Il danno esistenziale, risarcibile iure proprio, dovrebbe essere distinto sia da quello biologico che da quello morale, in quanto trova il proprio riferimento nell'interesse "correlato alla intangibilità della sfera degli affetti reciproci e della scambievole solidarietà che connota la famiglia".

    1.2. L'esame del motivo impone alla Corte un sintetico riepilogo dei passaggi giurisprudenziali più recenti sull'argomento.

    Com' è noto questa Corte, già a partire dalle sentenze 31 maggio 2003, n. 8827 e n. 8828 (note come sentenze "gemelle"), aveva riconosciuto che una lettura costituzionalmente orientata dell'art. 2059 c.c., lungi dal realizzare un "incremento generalizzato delle poste di danno", impone una riconduzione verso un sistema bipolare del danno patrimoniale e di quello non patrimoniale,...

Correlazioni:

Note a sentenza (2)

Legislazione Correlata (3)