• Fatto

    RITENUTO IN FATTO

    1. La Corte di appello di Firenze, con sentenza del 29.5.2009, ha confermato la decisione con la quale, in data 20.12.2008, il Tribunale di Siena aveva affermato la responsabilità di F. S. per il reato di omicidio colposo conseguente ad incidente stradale, commesso in danno di C.G., il quale viaggiava a bordo dell'autovettura condotta dall'imputato.

    La Corte territoriale fondava il proprio giudizio sulla violazione, da parte dell'imputato, del comportamento prudenziale in quanto, postosi alla guida dell'autovettura con tasso alcolico elevato, nell'affrontare una curva sinistrorsa perdeva il controllo del mezzo andando a collidere contro un albero posto oltre il margine destro della carreggiata, così cagionando al trasportato lesioni che provocavano grave danno neurologico centrale e, successivamente, il decesso, avvenuto il (OMISSIS).

    Avverso tale pronuncia il predetto imputato proponeva ricorso per cassazione, che la Quarta Sezione Penale di questa Corte rigettava con sentenza n. 45434 del 27.12.2010.

    2. Il F. proponeva ricorso ai sensi dell'art. 625 bis c.p.p., rilevando che la Corte aveva omesso di pronunciarsi sul motivo di ricorso riguardante la condanna al risarcimento del danno non patrimoniale in favore dei nonni della vittima, che era stato oggetto di contestazione in ragione del fatto che gli stessi non convivevano con il nipote deceduto ed essendo la convivenza necessario presupposto per la richiesta iure proprio del risarcimento del danno non patrimoniale.

    Con sentenza n. 11411 dell'11.3.2013, questa Sezione ha annullato la decisione della Quarta Sezione limitatamente all'omesso esame del motivo di ricorso concernente il risarcimento dei danni in favore delle costituite parti civili, nonni del deceduto, ...

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  • Diritto

    CONSIDERATO IN DIRITTO

    3. Il motivo è infondato.

    L'art. 74 c.p.p., stabilisce che l'azione civile per le restituzioni e per il risarcimento del danno, di cui all'art. 185 c.p., può essere esercitata nel processo penale dal soggetto al quale il reato ha recato danno, ovvero dai suoi successori universali, nei confronti dell'imputato e del responsabile civile.

    Secondo quanto osservato dalla giurisprudenza di questa Corte, tale norma distingue il diritto al risarcimento "iure proprio", che è il diritto del soggetto al quale il reato ha direttamente recato danno, dal diritto al risarcimento "iure successionis", che spetta solo ai successori universali e che sorge quando si sia verificato un depauperamento del patrimonio della vittima in conseguenza dell'accadimento. Ne discende che i successibili, che non siano, in concreto, anche eredi, non possono agire "iure successionis", non escludendosi però, per i successibili che siano prossimi congiunti della vittima, la legittimazione ad agire "iure proprio" per il ristoro dei danni patrimoniali e, soprattutto, non patrimoniali sofferti, (così Sez. 4^ n. 38809, 21.10.2005. Conf. Sez. 2^ n. 14251, 11 aprile 2011).

    La richiamata decisione, che riconosceva la legittimazione alla costituzione di parte civile delle nonne della vittima di omicidio colposo da incidente stradale, osservava che dette ascendenti, in ragione della dottrina e della costante giurisprudenza, ben possano collocarsi tra i soggetti cui il reato ha recato danno, sia esso patrimoniale o, soprattutto, non patrimoniale, ponendo l'accento sul ruolo assunto nel tempo dai nonni quali supplenti dei genitori, impegnati entrambi, nella maggioranza dei casi, in attività di lavoro, circostanza, questa, che li lega maggiormente nel passato ai nipoti, anche se ormai adulti.

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