• Fatto

    SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

    1. Fa.Ci. conveniva in giudizio, davanti al Tribunale di Como, C.A., nella qualità di direttore del Corriere quotidiano della città e provincia di Como, M. F., M.L. e la Editoriale s.r.l., quest'ultima editrice del citato quotidiano, chiedendo il risarcimento dei danni conseguenti alla pubblicazione, in data 4 gennaio 1998, di un articolo nel quale erano state riportati notizie e dati personali riservati ponendoli in collegamento con il ritrovamento, nella città di Como, di un arsenale di armi appartenente alle Brigate rosse. Aggiungeva che il giorno dopo, 5 gennaio 1998, il medesimo giornale aveva pubblicato, accanto alla sua immagine, un'intervista da lui mai rilasciata e corrispondente al contenuto di una telefonata intercorsa con uno dei predetti convenuti.

    Faceva presente, a sostegno della domanda, che era stato arrestato nel 1979 in quanto appartenente al gruppo terroristico denominato Prima linea, che era stato condannato e che aveva scontato la relativa pena; di essere quindi riuscito, con enormi sforzi, a costruirsi una nuova vita, sicchè desiderava non essere più accostato, agli occhi della pubblica opinione, a fatti di terrorismo, trattandosi di una parte della sua esistenza ormai chiusa, rispetto alla quale voleva soltanto essere dimenticato. Riteneva, perciò, che le suddette pubblicazioni costituissero violazione della L. 8 febbraio 1948, n. 47, e della L. 31 dicembre 1996, n. 675.

    Costituitisi tutti i convenuti, il Tribunale di Como rigettava la domanda.

    2. Avverso la sentenza di primo grado proponeva appello il Fa..

    La Corte d'appello di Milano, con sentenza del 1 dicembre 2006, in riforma della pronuncia di primo grado, ...

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  • Diritto

    MOTIVI DELLA DECISIONE

    1. Col primo motivo di ricorso si lamenta, ai sensi dell'art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3) e 5), violazione e falsa applicazione della L. n. 675 del 1996, artt. 1, 12 e 25 con errata identificazione della nozione di dato personale tutelabile, oltre a vizio di motivazione in ordine all'irrazionale esclusione della natura storica dei fatti narrati ed all'erronea qualificazione degli stessi come fatti meramente privati.

    Rilevano i ricorrenti che gli articoli di giornale oggetto di causa si inseriscono in un'ampia ricostruzione dei c.d. anni di piombo, in relazione al ritrovamento di una notevole quantità di armi nel comasco.

    Dopo aver richiamato il contenuto dei due articoli di giornale, i ricorrenti osservano che il consenso del Fa. non era necessario, in considerazione sia della natura dei dati sia dell'attività di chi li stava divulgando. Ed infatti, le informazioni relative ad una vicenda che è entrata a far parte della memoria storica collettiva possono essere rievocate senza limiti temporali, anche da parte dei giornali; nella specie, la partecipazione del Fa. alle note vicende del gruppo terroristico Prima linea costituiva un dato pacifico, noto all'opinione pubblica e, per ciò stesso, di interesse generale, rispetto al quale non è configurabile un diritto all'oblio. E comunque, se anche si trattasse di dati personali, la loro divulgazione sarebbe possibile in virtù della professione svolta dagli odierni ricorrenti, godendo l'attività di giornalista di un particolare status, riconosciuto dalla L. n. 675 del 1996, art. 25.

    Aggiungono poi i ricorrenti che lo stesso Fa., oggetto di vari procedimenti penali, aveva diffuso a suo tempo, con una lettera inviata ai giornali, una sintesi della...

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