• Fatto

    SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

    Il Tribunale di Montepulciano, con sentenza depositata in data 23 marzo 2007, avendo già pronunciato la cessazione degli effetti civili del matrimonio contratto da S.M. e M. I., assegnava a costei la casa familiare, ponendo a carico del primo un assegno divorzile pari ad Euro 480,00 mensili, oltre al contributo per il mantenimento del figlio V., determinato in Euro 600,00 mensili, con partecipazione, nella misura del 50 per cento, alle spese straordinarie.

    La Corte di appello di Firenze, con la decisione indicata in epigrafe, accogliendo l'impugnazione proposta dal S., revocava l'assegno disposto a favore della M., ritenendo che il reddito di cui la stessa disponeva le consentisse di conservare il tenore di vita mantenuto in costanza di matrimonio.

    Per la cassazione di tale decisione le M. propone ricorso affidato a due motivi, illustrati da memoria, cui il S. resiste con controricorso.

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  • Diritto

    MOTIVI DELLA DECISIONE

    Con il primo motivo si deduce - formulandosi idoneo quesito di diritto - violazione della L. n. 898 del 1970, art. 5 e succ. mod., per aver la Corte territoriale escluso la ricorrenza dei presupposti per l'attribuzione dell'assegno divorzile già disposto in prime cure, senza procedere a una ricostruzione delle condizioni economiche delle parti e senza verificare se i redditi della ricorrente le consentissero di mantenere un tenore di vita tendenzialmente analogo a quello goduto in costanza di matrimonio. Sotto tale profilo viene censurata anche la svalutazione del dato probatorio costituito dalle pattuizioni emergenti dalla sentenza relativa alla separazione personale dei coniugi.

    Il motivo è fondato.

    La Corte di appello di Firenze ha escluso la possibilità di confermare, nell'ambito del procedimento di divorzio, l'assegno disposto in relazione alla separazione dei coniugi, correttamente richiamando la diversità dei relativi presupposti. Ha poi rilevato, all'esito dell'indicazione di alcuni beni di proprietà della M., che "il reddito ed il patrimonio di cui dispone l'appellata le consente di conservare un tenore di vita analogo a quello di cui godeva in costanza di matrimonio, mentre la misura dell'assegno determinato in primo grado, per la sua modesta entità, appare addirittura sproporzionata, in difetto, al raggiungimento dei fini per i quali è stato disposto..".

    Deve quindi rilevarsi come nella decisione impugnata si sia omesso di valutare il tenore di vita in costanza di matrimonio, sia con riferimento alla posizione economica e sociale delle parti (cfr.

    Cass., 12 luglio 2007, n. 15610, secondo cui correttamente il tenore di vita precedente viene desunto dalle potenzialità economiche dei coniugi, ossia dall'ammontare...

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