• Fatto

    SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

    Con sentenza del 26 settembre 2007 la Corte di Appello di Napoli premesso: 1) nel dicembre 2000 M.L., in proprio e nella qualità di legale rappresentante dei minori Cr.Il., G. e V., e I., citavano dinanzi al Tribunale di Santa Maria C.V. Mi.Vi. e la s.p.a.. Sai chiedendone la condanna al risarcimento dei danni subiti in conseguenza del decesso del loro marito e padre che, in data (OMISSIS), verso le ore 21, mentre attraversava la strada del centro abitato, era stato investito dalla vettura Alfa 156, di proprietà del Mi., assicurata dalla s.p.a. Sai, decedendo poco dopo; 2) la Sai contestava la domanda; 3) il Tribunale, dichiarato esclusivo responsabile del sinistro il Mi., condannava in solido i convenuti al pagamento di Euro 90.000.000 per danno morale iure proprio, valutato al momento della decisione, a favore di ciascun danneggiato, compresi gli interessi dal sinistro, escludendo qualsiasi altro profilo di danno; 4) gli attori interponevano appello lamentando l'incongrua liquidazione del danno morale iure proprio, l'omesso riconoscimento del danno esistenziale e del danno patrimoniale da lucro cessante e da spese funerarie, e chiedevano la condanna degli appellati al pagamento di Euro 171.253,52 per danno morale soggettivo a favore di ciascuno dei danneggiati, calcolato nella misura di due terzi del danno morale spettante al defunto, pari alla metà del danno biologico del medesimo nella misura del 100%, che, secondo le tabelle di Milano, ammontava ad Euro 513.760,59; Euro 350.000,00 per danno esistenziale complessivo; Euro 326.813,86 per danno patrimoniale da lucro cessante ed Euro 15.000,00 per spese funerarie. La Corte di merito, rilevato che secondo il criterio di liquidazione invocato dagli appellanti sarebbe...

  • Diritto

    MOTIVI DELLA DECISIONE

    1.- I ricorrenti con il primo motivo deducono: "In ordine all'ammontare del danno non patrimoniale (pretium doloris)" in violazione degli artt. 2, 3, 13, 24 e 32 Cost., artt. 112, 113, 114, 115 e 116 c.p.c., in relazione agli artt. 1226, 2043, 2056 e 2059 c.c., omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione circa un punto decisivo del giudizio (art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3, 4 e 5)" e concludono con i seguenti quesiti di diritto: "1) Se il giudice di merito non accerta la lesione del bene salute del danneggiato, per la determinazione del danno morale soggettivo, deve evidenziare le circostanze di fatto da cui possa argomentare una maggiore sofferenza inferiore per il danno conseguente alla perdita del rapporto parentale in relazione alla concreta situazione della famiglia.

    Secondo la sentenza impugnata "la vittima aveva 39 anni, la moglie 35, i 4 figli un'età compresa tra i 18 e i tre anni, tenuto conto della composizione abbastanza ampia del nucleo familiare e del legame fra la vittima e gli istanti". Tenendo presente che la morte del capo famiglia (che era l'unico riferimento della moglie e dei 4 figli minorenni a cui nulla faceva mancare), rappresentò un evento angosciante i cui effetti negativi non possono scolorire nemmeno con il decorso del tempo, il danno morale doveva esser liquidato nella misura massima delle tabelle all'uopo predisposte indicato, secondo quelle di Milano alla fine dell'anno 2004, per il coniuge superstite e i figli, da Euro 103.632,00 ad Euro 207.264,00"; 2) "Nella liquidazione del danno morale soggettivo il giudice di merito deve tener conto delle sofferenze patite dall'offeso, della gravità dell'illecito di rilievo penale e di tutti gli elementi della fattispecie concreta in modo da rendere il risarcimento adeguato al caso ...

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