• Fatto

    SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

    L'avv. R.A.M. otteneva dal Pretore dell'Aquila un decreto ingiuntivo nei confronti dell'avv. M.G. per il pagamento della somma di L. 14.692.614 a titolo di residuo compenso per prestazioni professionali. Nel proporre opposizione l'ingiunto deduceva che l'avv. R. si era limitato ad alcune attività di sola domiciliazione, come tali già integralmente pagate.

    Respinta dal Pretore, l'opposizione era accolta, invece, dalla Corte d'appello dell'Aquila, che, dichiarato nullo il decreto ingiuntivo per vizio inerente all'editio actionis, rigettava nel merito la domanda proposta dall'avv. R..

    Riteneva la Corte territoriale che nel ricorso per decreto ingiuntivo non era specificato il tipo di attività svolta, celata dietro la generica espressione di "prestazione professionale", nè erano stati indicati i procedimenti in relazione ai quali detta attività era stata svolta, a nulla valendo i documenti offerti in comunicazione.

    Tale nullità per violazione dell'art. 163 c.p.c., comma 3, nn. 3 e 4, estensibile al ricorso per decreto ingiuntivo in base all'art. 638 c.p.c. che rinvia all'art. 125 c.p.c., doveva ritenersi assoluta, non sanabile per effetto della proposta opposizione e rilevabile d'ufficio in ogni stato e grado. Nel merito della pretesa azionata, osservava che l'avv. R. nè nella comparsa di risposta di primo grado, nè con atto successivo aveva provveduto ad esporre i fatti specifici posti a base della domanda, e malgrado l'invito rivolto dalla stessa Corte, pur producendo i fascicoli relativi alle venti cause in cui aveva svolto l'attività per conto del dominus, non aveva mai prodotto la parcella tassata dal Consiglio dell'Ordine voce per voce, indicando in relazione a ciascuna causa spese, diritti e onorari. Conseguentemente, doveva ritenersi sia che...

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  • Diritto

    MOTIVI DELLA DECISIONE

    1. - Col primo motivo è dedotta la violazione degli artt. 347 e 348 c.p.c., in relazione all'art. 360 c.p.c., n. 3, non avendo l'appellante avv. M. depositato all'atto della sua costituzione nel giudizio di secondo grado il proprio fascicolo relativo al giudizio svoltosi innanzi al giudice di prime cure. Di conseguenza, sostiene parte ricorrente, l'appello avrebbe dovuto essere dichiarato improcedibile ovvero rigettato nel merito.

    2. - Col secondo motivo parte ricorrente deduce la violazione o falsa applicazione degli artt. 638, 633, 634, 125, 163, 164 e 156 c.p.c., sostenendo che in base al binomio normativo degli artt. 638 e 125 c.p.c. il ricorso per decreto ingiuntivo può essere redatto anche in maniera sommaria, purchè esso sia accompagnato dalla produzione dei documenti previsti dagli artt. 634 e 636 c.p.c., non applicandosi, invece, gli artt. 163 e 164 c.p.c..

    3. - Il terzo motivo denuncia la violazione o falsa applicazione degli artt. 156, 159, 162 e 164 c.p.c., in relazione all'art. 360 c.p.c., n. 3, poichè la Corte territoriale, nel dichiarare la nullità del ricorso e del decreto ingiuntivo, avrebbe dovuto rimettere la causa al giudice di primo grado.

    4. - Col quarto motivo è dedotta la contraddittorietà della motivazione in ordine al punto in cui, affermata la nullità del ricorso e del decreto ingiuntivo, nella sentenza impugnata si sostiene l'impossibilità della relativa sanatoria, riconoscendosi, nel contempo, l'avvenuto deposito dei fascicoli delle 20 cause civili in cui l'avv. R. ha svolto la propria attività di collaborazione; e al punto in cui si sostiene che non sarebbe stato depositato il parere di congruità che era in realtà in atti, e ciò nonostante affermandosi che tale parere non è vincolante per il ...

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