• Fatto

    SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

    Il tribunale di Gela, con sentenza n.53/1998, affermava la penale responsabilità di R.A. quale amministratore unico dell'omonima società per il reato di omicidio colposo in danno di Ci.Fr., operaio specializzato alle dipendenze della Angelo Russello s.p.a., in conseguenza di infortunio sul lavoro, condannandolo in solido con il responsabile civile al risarcimento dei danni patiti dalle parti civili. Passata in giudicato la sentenza penale, con citazione notificata il 6.5.2002 B.F., C.F., R. ed A., prossimi congiunti di Ci.Fr. convenivano davanti al tribunale di Gela, R.A., la s.p.a. Angelo Russello e la Milano Assicurazioni chiedendo la quantificazione dei danni. Resistevano i convenuti, mentre la Angelo Russello proponeva domanda di manleva nei confronti della propria assicuratrice per la responsabilità civile, la s.p.a. Milano Assicurazioni. Il tribunale, con sentenza del 26.11.2005, liquidava agli attori la somma di Euro 332.492,11 oltre interessi legali dall'evento, che determinava in Euro 296.250,00 ponendo tali somme a carico dei convenuti (per la Milano nei limiti del massimale pari a L. 200 milioni).

    Su appello principale della Milano Assicurazioni ed incidentale di Tecnical s.p.a (già Angelo Russello s.p.a.) e di R.A., la corte di appello di Catania dichiarava che le somme già corrisposte dalla Milano agli attori, e da detrarre ai fini del calcolo del saldo, erano pari ad Euro 25.064,68 e dichiarava che la Milano era tenuta a corrispondere sul massimale di polizza la rivalutazione monetaria e gli interessi di mora; confermava nel resto la sentenza.

    In particolare, per quanto ancora interessa, riteneva la corte di appello che il motivo di appello con ...

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  • Diritto

    MOTIVI DELLA DECISIONE

    1. Con il primo motivo di ricorso la ricorrente lamenta la violazione e falsa applicazione dell'art. 345 c.p.c. in relazione agli artt. 2043, 2059, 2056 e 1218 c.c., per avere la Corte di appello erroneamente ritenuto eccezione nuova ed inammissibile in appello l'estensione ad ogni erede del massimale previsto per il singolo prestatore di lavoro.

    2.1. Il motivo è fondato, anche se esso non da luogo a cassazione della sentenza perchè l'erronea motivazione in diritto va corretta da questa Corte, essendo il dispositivo conforme a diritto, come si dirà successivamente esaminando i restanti motivi attinenti alla controversia tra la parte ricorrente e la Milano Assicurazioni s.p.a.

    (art. 384 c.p.c., comma 4).

    Premesso, anzitutto, che nella fattispecie non si tratterebbe neppure in astratto di eccezione da parte dell'assicurata, ma al più di domanda relativamente all'estensione della copertura assicurativa, va osservato che si ha domanda nuova inammissibile in appello - per modificazione della "causa petendi" quando il diverso titolo giuridico della pretesa, dedotto innanzi al giudice di secondo grado, essendo impostato su presupposti di fatto e su situazioni giuridiche non prospettate in primo grado, comporti il mutamento dei fatti costitutivi del diritto azionato e, introducendo nel processo un nuovo tema di indagine e di decisione, alteri l'oggetto sostanziale dell'azione e i termini della controversia, in modo da porre in essere una pretesa diversa, per la sua intrinseca essenza, da quella fatta valere in primo grado e sulla quale non si è svolto in quella sede il contraddittorio.

    2.2. Nella fattispecie non sussiste alcuna violazione dell'art. 345 c.p.c. da parte di Tecnical, in quanto la stessa, richiedendo che fosse considerato il massimale di L....

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