• Fatto

    SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

    Con sentenza del 26 novembre 2008 la Corte di appello di Venezia accoglieva parzialmente gli appelli dei coniugi M. - B. e di T.M.C. e della Compagnia Tirrena di Assicurazioni s.p.a. sulla responsabilità per la morte di M. A. - stabilita dal giudice di primo grado nella misura del 40% a carico della T. - sulle seguenti considerazioni: 1) questi, all'epoca - (OMISSIS) - bimbo di tre anni, sceso dalla bicicletta della nonna Ma.Gi., svincolatosi dalle sue mani per correre dietro al cugino che aveva attraversato la strada (OMISSIS), nel centro abitato di (OMISSIS), mentre anche lui l'attraversava, da destra verso sinistra rispetto alla direzione di marcia tenuta dall'auto di T.M.C., era investito da costei e a causa delle lesioni riportate moriva dopo sei giorni; 2) la responsabilità della T. era dimostrata perchè se avesse tenuto una velocità inferiore a 40 km/h, adeguata alle circostanze di tempo e luogo, l'investimento si sarebbe potuto evitare in quanto al momento dell'inizio dell'attraversamento del bimbo, come accertato nella perizia, aveva 27,75 mt. a disposizione e quindi avrebbe potuto arrestare l'auto prima dell'urto, ed infatti il G., che guidava dietro la T., lo aveva visto dapprima sul marciapiede, insieme alla nonna, e poi, svincolatosi dalla stessa, mentre attraversava, a distanza di circa due metri dall'auto della T.; 3) la responsabilità di quest'ultima era tuttavia quantificabile nel 15% dovendo la maggiore responsabilità attribuirsi al piccolo ai sensi dell'art. 1227 cod. civ., incidente anche sul danno iure proprio dei suoi genitori M. e B., avendo egli attraversato la strada a distanza di più di venti metri dalle strisce pedonali e di corsa; 4) non era riconoscibile il danno patrimoniale di costoro non ...

  • Diritto

    MOTIVI DELLA DECISIONE

    1.- Con il primo motivo i ricorrenti deducono: "Violazione e falsa applicazione di norme di diritto. art. 1227 c.c., comma 1 e art. 2055 c.c. (art. 360 c.p.c., n. 3)" e concludono con il seguente quesito di diritto: "Se in tema di responsabilità aquiliana, segnatamente di risarcimento dei danni da sinistro stradale, l'art. 1227 c.c., comma 1 si applichi anche nei confronti della persona incapace di intendere e di volere, quindi non imputabile, che con il proprio fatto abbia concorso a cagionare il danno da lei medesima riportato, con conseguente diminuzione del risarcimento del danno, a ciò non ostando nè che la norma richieda un fatto colposo del creditore danneggiato, nè che la diminuzione del risarcimento debba essere commisurata alla gravità della colpa del creditore danneggiato; in caso di risposta affermativa se nella medesima ipotesi l'art. 1227 c.c., comma 1, contrariamente a quanto ritenuto dalla corte territoriale, tuttavia non si applica nei confronti dei prossimi congiunti della persona incapace per i danni da essi subiti in conseguenza della morte di cui la persona incapace sia rimasta vittima, di talchè non si deve operare alcuna riduzione del risarcimento loro spettante iure proprio, atteso la loro qualità di terzi danneggiati che non hanno posto in essere il fatto concorrente a cagionare l'evento di danno nonchè di titolari di autonomo diritto al risarcimento".

    Il motivo è infondato.

    Correttamente la Corte di merito ha ritenuto l'apporto causale del bambino, ritenendo operante il limite costituito dal concorso colposo del soggetto danneggiato, per quanto minore, a norma dell'art. 1227 cod. civ., comma 1, indipendentemente se tale comportamento anomalo fosse nella fattispecie ascrivibile alla omessa vigilanza della nonna nell'ambito del distinto rapporto...

Correlazioni:

Note a sentenza (1)

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