• Fatto

    SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

    Dichiarata la cessazione degli effetti civili del matrimonio contratto da M.A.M. e S.M., con sentenza parziale, il Tribunale di Bologna si pronunciava sulle domande di natura economica, respingendo la domanda di assegno divorzile formulata da M.A.M..

    La Corte d'Appello di Bologna, in riforma della sentenza impugnata, accoglieva tale domanda, quantificando in Euro 250 mensili, il contributo mensile dovuto dal S. all'ex coniuge.

    A sostegno della decisione, la Corte d'Appello di Bologna affermava:

    a) ogni decisione sulla spettanza e determinazione dell'assegno di divorzio deve tenere conto della differenza tra il criterio di attribuzione del contributo, consistente nella valutazione dell'adeguatezza dei mezzi economici del richiedente rispetto al tenore di vita goduto in costanza di matrimonio e i criteri di determinazione del medesimo, riguardanti le condizioni dei coniugi, le ragioni della decisione, il contributo dato da ciascuno dei coniugi alla conduzione familiare, in relazione alla durata del matrimonio;

    b) il giudizio di adeguatezza deve fondarsi sul tenore di vita tenuto fino al perdurare del matrimonio da correlare alla situazione in cui versano i coniugi al momento della cessazione degli effetti civili del matrimonio;

    c) nella specie la condizione economica attuale di M.A. M. è risultata di sostanziale indigenza, trattandosi di una persona priva di reddito da lavoro, di 55 anni, affetta da patologie non modeste, che vive con la figlia avuta da convivenza more uxorio, a carico della propria madre, essendo priva di altre fonti di reddito in quanto proprietaria solo di un terreno boschivo, mentre il S. ha mantenuto sostanzialmente immutato il suo ...

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  • Diritto

    MOTIVI DELLA DECISIONE

    Nel primo motivo di ricorso si censura, sia sotto il profilo della violazione di legge che del vizio di motivazione, l'interpretazione della L. n. 898 del 1970, art. 5, contenuta nella sentenza impugnata, con riferimento alla valutazione dell'inadeguatezza dei mezzi della coniuge beneficiarla dell'assegno divorzile. Osserva il ricorrente che la Corte d'Appello non ha correttamente considerato le potenzialità economiche di entrambe le parti all'epoca della convivenza, atteso che in costanza del vincolo coniugale il coniuge economicamente più forte era la M., in quanto titolare di un cospicuo patrimonio immobiliare. Pertanto, il deterioramento delle sue condizioni economiche è stato frutto di esclusive scelte personali e non conseguente al divorzio come invece richiesto dall'orientamento costante della giurisprudenza di legittimità, secondo il quale rileva l'apprezzabile deterioramento, in dipendenza del divorzio, delle condizioni economiche del richiedente. Nella specie nessun deterioramento è potuto conseguire alla parte richiedente a causa di un divorzio richiesto dopo oltre 16 anni dalla separazione, dopo una lunga fase di vita nella quale i coniugi hanno vissuto in condizione di totale estraneità e la signora M. ha intrapreso una lunga convivenza more uxorio dalla quale è nata una figlia. Dunque, nella specie, il deterioramento economico è conseguito alle autonome scelte economico patrimoniali della M..

    Il motivo si chiude con i seguenti quesiti di diritto: Viola la L. n. 898 del 1970, art. 5, la decisione in questa sede impugnata atteso che essa ha individuato nella sig.ra M. il coniuge avente diritto all'assegno divorzile omettendo di accertare il tenore di vita goduto dai coniugi in costanza di matrimonio, rapportato alle rispettive ...

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