• Fatto

    SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

    Nel febbraio del 1995 i componenti superstiti della famiglia A. ed L.A. evocarono in giudizio, dinanzi al tribunale di Matera, D.L.E., la s.n.c. Di Lecce & C. e la s.p.a. Fondiaria assicurazioni, chiedendone la condanna in solido al risarcimento dei danni subiti in conseguenza della morte del proprio congiunto, An.Gi., deceduto a seguito delle lesioni riportate nel sinistro stradale di cui era rimasto vittima mentre si trovava a bordo dell'autovettura guidata dal D.L..

    Il giudice di primo grado accolse la domanda, condannando i convenuti in solido al pagamento della somma:

    - di circa 35 mila Euro in favore degli eredi del defunto per danni ad essi riconosciuti iure haereditario;

    - di 75.OOO Euro in favore della madre;

    - di 50.000 Euro in favore del padre;

    - di 6000 Euro in favore di ciascun fratello;

    - di 2.435 Euro in favore del solo An.An. per spese funebri.

    La corte di appello di Potenza, investita del gravame proposto dagli attori costituiti in prime cure, lo accolse in parte qua, provvedendo ad una più congrua liquidazione dei danni lamentati dagli appellanti.

    La sentenza è stata impugnata dagli eredi A. con ricorso per cassazione sorretto da sette motivi di doglianza.

    Resiste la compagnia assicurativa con controricorso integrato da ricorso incidentale a sua volta illustrato da 2 motivi di censura (cui resistono con controricorso gli A. e la L.).

    L'avv. Petrachi, difensore dei ricorrenti principali, ha depositato brevi note scritte ex art. 379 c.p.c., in replica alle conclusioni rassegnate dal P.G. all'odierna udienza di discussione.

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  • Diritto

    MOTIVI DELLA DECISIONE

    Entrambi i ricorsi riuniti devono essere rigettati.

    Vanno congiuntamente e preliminarmente esaminati il primo, il terzo e il sesto motivo del ricorso principale, attesane la intrinseca connessione logico-giuridica.

    Con il primo motivo, si denuncia violazione e falsa applicazione di norme di diritto ex art. 360 c.p.c., n. 3, in relazione agli artt. 2043, 2059, 1223 c.c.; omessa o quantomeno insufficiente motivazione ex art. 360 c.p.c., n. 5, in ordine ai criteri di liquidazione adottati e inerenti la valutazione del danno alla serenità familiare - parziale esame della res iudicanda.

    Con il terzo motivo, si denuncia violazione e falsa applicazione di norme di diritto ex art. 360 c.p.c., n. 3, in relazione agli artt. 2043, 2059, 1223 c.c.; omessa o quantomeno insufficiente motivazione ex art. 360 c.p.c., n. 5, in ordine ai criteri di liquidazione adottati e inerenti la valutazione del danno alla vita di relazione - parziale esame della res iudicanda.

    Con il sesto motivo, si denuncia violazione e falsa applicazione di norme di diritto ex art. 360 c.p.c., n. 3, in relazione agli artt. 2043, 2059, 1223 c.c.; omessa o quantomeno insufficiente motivazione ex art. 360 c.p.c., n. 5, in ordine ai criteri di liquidazione adottati e inerenti la valutazione del danno edonistico - parziale esame della res iudicanda.

    Le censure - che lamentano la mancata liquidazione, in guisa di autonome voci di danno, di ciò che di converso risulta il pluralistico aspetto di un'unica conseguenza dannosa della condotta illecita, non hanno giuridico fondamento. Esse si infrangono, difatti, oltre che sul corretto impianto motivazionale della sentenza impugnata - nella parte in cui si legge che "le uniche componenti di danno non patrimoniale sono date dal danno esistenziale...

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