• Fatto

    SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

    In data (OMISSIS) moriva S.A., a seguito delle lesioni personali riportate nel sinistro stradale verificatosi il precedente (OMISSIS).

    S.F., nella qualità di erede del defunto padre, agiva in giudizio, davanti al Tribunale di Prato, nei confronti di R.M., responsabile del sinistro, e della compagnia assicuratrice del medesimo, divenuta nel corso del giudizio la R.A.S. s.p.a..

    Con sentenza del 16 luglio 2004 il predetto Tribunale, avendo accertato che la società assicuratrice aveva già corrisposto per intero il massimale di polizza, poneva a carico del R. le ulteriori somme a titolo di danno biologico e morale sofferti dal defunto.

    La sentenza veniva impugnata dal R. - il quale rilevava che del risarcimento oltre il massimale avrebbe dovuto rispondere l'assicuratore sotto il profilo della mala gestio - e dal S. in ordine alla mancata liquidazione di somme a titolo di risarcimento del danno iure proprio e per erroneo conteggio degli interessi legali.

    La Corte d'appello di Firenze, con sentenza del 17 luglio 2009, così provvedeva: 1) in parziale accoglimento dell'appello di R. M. nei confronti della società assicuratrice, condannava quest'ultima al pagamento di interessi legali e rivalutazione monetaria sul residuo massimale, con compensazione delle relative spese; 2) in parziale accoglimento dell'appello proposto dal S. nei confronti del R., disponeva una diversa decorrenza nel pagamento degli interessi moratori; 3) condannava altresì il R. al risarcimento, in favore del S., della somma di 50.000 Euro (attuali e comprensivi di interessi) a titolo di risarcimento del danno non patrimoniale conseguente alla lesione del rapporto parentale determinatasi ...

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  • Diritto

    MOTIVI DELLA DECISIONE

    1. Con l'unico motivo di ricorso si lamenta omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione, in relazione all'art. 360 c.p.c., n. 5) nella parte in cui la Corte d'appello avrebbe incongruamente applicato le tabelle di liquidazione del danno, nonchè violazione, ai sensi dell'art. 360 c.p.c., n. 3), degli artt. 1226, 2043, 2054, 2056 e 2059 c.c..

    Osserva il ricorrente che la liquidazione compiuta dal giudice di secondo grado, a titolo di ristoro del danno morale conseguente alla morte del proprio padre S.A., della somma complessiva di 50.000 Euro comprensiva di interessi è avvenuta, secondo un criterio equitativo, in base al sistema di liquidazione adottato nella sede distrettuale di Firenze. La citata somma, peraltro, sarebbe ampiamente inferiore a quella che viene normalmente liquidata per la morte di un congiunto, anche adottando un criterio "medio".

    Il S. allega al ricorso le tabelle di liquidazione del danno alla persona in uso presso il Tribunale di Firenze, aggiornate al gennaio 2007, sostenendo che per la morte di un genitore non convivente era prevista la liquidazione a ciascuno dei figli di una somma che va da 60.000 a 200.000 Euro; ne consegue che quella di 50.000 Euro è inferiore ai minimi e "fa presumere addirittura che nel caso di specie vi sia stato un errore del giudicante", consistente nell'avere applicato tabelle che erano in uso in anni precedenti (la tabella del 2003, infatti, stabiliva, per la medesima voce risarcitoria, una oscillazione tra 41.350 e 77.500 Euro).

    2. Il ricorso è fondato.

    Questa Corte è stata chiamata in numerose occasioni a verificare la corretta applicazione, da parte dei giudici di merito, dei criteri di valutazione equitativa del danno, sia biologico che morale. Al riguardo, si è...

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