Estremi:
Cassazione penale, 2012,
  • Fatto

    RITENUTO IN FATTO

    Con sentenza del 26-11-2010 la Corte d'Appello di Palermo, confermando quella del tribunale della stessa città in data 2.4.2009, riconosceva M.A., A.F., G.P., T.G. e B.S. responsabili, alla stregua in particolare di chiamate in correità ritenute convergenti, del reato di cui all'art. 416 bis c.p. aggravato, per partecipazione all'associazione mafiosa denominata "cosa nostra", in Palermo fino alla data odierna, per A. a partire dal 24-6-1999, data di emissione di altra sentenza che lo aveva ritenuto responsabile dello stesso reato.

    A.:

    L'affermazione di responsabilità di A. era basata in particolare sulla chiamata in correità del collaboratore di giustizia C.A., ritenuta riscontrata dalle dichiarazioni dei collaboratori Ca., F. e An..

    Ricorreva il predetto, tramite il difensore avv. Michele Giovinco, con quattro motivi.

    A) Violazione di legge, violazione di norme stabilite a pena di nullità o inutilizzabilità, vizio di motivazione in riferimento all'art. 192 c.p.p., commi 2 e 3, e art. 416 bis c.p.. In sostanza, secondo il ricorrente -che effettuava ampi richiami ai motivi di appello, ai motivi nuovi e alla memoria difensiva depositata in secondo grado-, la colpevolezza sarebbe stata giustificata sulla sola base della chiamata di C. -generica sia sul punto dell'attualità delle condotte attribuite ad A., già condannato per lo stesso reato relativamente a fatti antecedenti, sia sul punto del suo ruolo dinamico all'interno dell'ente criminale -, in assenza di specifica ricerca, indicazione e valutazione di riscontri oggettivi e di motivazione sul punto. Infatti le ulteriori chiamate, essendo tutte de ...

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  • Diritto

    CONSIDERATO IN DIRITTO

    A.:

    1. Il ricorso di A., non diversamente da quelli degli altri imputati, è fondato limitatamente al profilo relativo all'aggravante di cui all'art. 416 bis c.p., comma 2, essendo per il resto da disattendere.

    2. La valutazione della chiamata in correità del C. e dei riscontri che la sostengono, rintracciati nelle dichiarazioni di altri collaboratori di giustizia, si sottrae alle censure sollevate dal ricorrente. Infatti la ricostruzione condivisa in sentenza sulla base delle dichiarazioni del chiamante -secondo cui questi, dapprima inserito nella famiglia mafiosa del Villaggio Santa Rosalia, era poi passato a quella di Corso Catatafimi dove aveva conosciuto l'imputato, dal quale nel 2005, una volta estromesso da quest'ultima famiglia ad opera di A.F., era stato contattato affinchè collaborasse con lui in attività estorsive, specificamente individuate da C. mediante l'indicazione dei nomi delle imprese edili taglieggiate, è esente dalla doglianza di genericità sollevata dal ricorrente, in quanto accompagnata dalla specificazione di tempi, luoghi, nomi delle vittime del "pizzo". E' poi del tutto inesatta l'affermazione del ricorrente circa il carattere meramente de relato, dal chiamante principale, delle altre chiamate in correità, ritenuto fonte di circolarltà dei riscontri. La corte palermitana non ha infatti mancato di valorizzare l'originalità di dettagli specifici alle singole chiamate, frutto di conoscenza diretta, non mediata da C., dei propalanti. E' stato così evidenziato che Ca. aveva riferito che, dopo essersi lamentato con C. per il danneggiamento di un esercizio commerciale, era stato avvicinato da A. il quale lo aveva informato che si era trattato di un errore; An. aveva ...

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