• Fatto

    FATTO E DIRITTO

    1. La Corte di Appello di Ancona con sentenza n. 381 del 2009, nel confermare la decisione del Tribunale di Ascoli Piceno n. 734 del 2008, ha ritenuto infondata la domanda di S.M. G., intesa ad ottenere la condanna dell'INPS alla corresponsione in suo favore della pensione maturata dal coniuge divorziato P.H. da C.G., deceduto l'(OMISSIS).

    Nel pervenire a tale conclusione la Corte territoriale ha osservato - alla stregua della giurisprudenza di legittimità e di quella costituzionale nonchè dell'interpretazione da darsi alla disposizione di cui alla L. 1 dicembre 1970, n. 898, art. 5 e della successiva L. 28 dicembre 2005, n. 263 - che nel caso di specie mancava il presupposto condizionante per il riconoscimento della chiesta pensione, dal momento che la S. non era destinataria dell'assegno di cui all'anzidetto art. 5.

    La S. ricorre per cassazione con unico articolato motivo.

    Resiste L'INPS con controricorso.

    2. La ricorrente deduce violazione di legge e vizio di motivazione, lamentando al riguardo che il giudice di appello, pur avendo ritenuto ne caso di specie che l'attribuzione ad essa dell'assegno divorzile avesse avuto natura giudiziale e non negoziale - per cui era utile a tutti gli effetti di cui alla L. n. 898 del 1970, art. 9, comma 2, e successive modifiche - aveva fornito poi una interpretazione della normativa esaminata cui aveva fatto erroneamente conseguire l'esclusione del diritto alla pensione di reversibilità. A sostegno del suo assunto richiamava la circostanza che l'assegno divorzile non muta la sua funzione sia nel caso in cui venga erogato periodicamente sia che sia invece capitalizzato e versato in forma rateale.

    3. Il ricorso è privo di pregio e va ...

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