Estremi:
Cassazione civile, 2012, Vedi massime correlate
  • Fatto

    SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

    I fatti di causa possono così ricostruirsi sulla base della sentenza impugnata.

    Con citazione notificata nel gennaio 2003 D.R.L. propose opposizione al decreto di trasferimento dell'intero immobile emesso nell'ambito della procedura esecutiva n. 290/1992, intrapresa da B.A. nei confronti di C.N., coniuge dell'opponente e comproprietario del bene staggito. Chiese la declaratoria di inefficacia del predetto atto nonchè la condanna del creditore procedente, del notaio delegato alla vendita, S. V.M.A., e dell'aggiudicataria dell'immobile, Aurora s.r.l., al risarcimento dei danni. A tale giudizio vennero riunite altre due opposizioni inerenti la medesima esecuzione immobiliare, proposte con ricorsi, depositati entrambi il 19 aprile 2004: l'uno, a iniziativa della D.R., al fine di ottenere la declaratoria di nullità del pignoramento eseguito in suo danno con atto notificato il 23 settembre 1999, su istanza del Banco di Roma;

    l'altro, a iniziativa del C., per sentir dichiarare la nullità del pignoramento a lui notificato il 13 aprile 1992:

    pignoramenti aventi ad oggetto la quota indivisa del medesimo immobile, di proprietà, rispettivamente, dell'uno e dell'altro opponente. La richiesta di declaratoria di nullità era estesa a tutti gli atti conseguenti al pignoramento, ivi compreso il decreto di trasferimento in favore di Aurora s.r.l.. Sia la D.R. che il C. avevano poi domandato la condanna del Banco di Roma al risarcimento dei danni conseguenti alla ingiustificata prosecuzione dell'esecuzione, pur dopo l'integrale soddisfacimento del credito, danni da liquidarsi anche in separata sede. Con sentenza depositata il 3 luglio 2008 il Tribunale di Bari ha dichiarato la sopravvenuta ...

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  • Diritto

    MOTIVI DELLA DECISIONE

    1 Con il primo motivo gli impugnanti denunciano, ex art. 360 c.p.c., n. 4, violazione dell'art. 112 c.p.c., e nullità della sentenza per omessa pronuncia sulla domanda di declaratoria di responsabilità della Banca di Roma per avere illegittimamente dato impulso all'azione esecutiva, pur essendo stato il suo credito interamente soddisfatto. Evidenziano che il predetto Istituto aveva depositato formale atto di rinuncia solo con riferimento agli interventi spiegati nella procedura esecutiva n. 290/1992, a carico del C., mentre colpevolmente aveva omesso di depositare analogo atto nella procedura esecutiva promossa contro la D.R..

    In tale contesto essi avevano chiesto la declaratoria della insussistenza del diritto della Banca di Roma di proseguire l'esecuzione forzata in danno del C. e della D.R., con conseguente condanna della stessa al risarcimento dei danni per avere proseguito l'attività esecutiva malgrado l'estinzione del credito vantato nei loro confronti.

    2 Le censure sono infondate.

    Revocato il decreto di trasferimento, il giudice di merito ha correttamente rilevato la carenza di interesse degli opponenti alla pronunce richieste con i ricorsi in opposizione, e quindi, anche, alla declaratoria della insussistenza del diritto della Banca di Roma di procedere in executivis nei loro confronti.

    Quanto alla declaratoria di responsabilità della Banca di Roma per avere illegittimamente dato impulso all'azione esecutiva, pur essendo stato il suo credito interamente soddisfatto, essa è evidentemente rimasta assorbita nella pronuncia di rigetto delle domande risarcitorie. Nè i ricorrenti hanno prospettato elementi idonei ad evidenziare la concreta utilità che per essi poteva rivestire l'affermazione della ...

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