• Fatto

    SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

    Con due distinti atti di citazione P.S., agente monomandatario della Ausonia Assicurazioni, successivamente incorporata da La Previdente Assicurazioni s.p.a., agiva contro quest'ultima per l'accertamento negativo del recesso per giusta causa manifestato dalla preponente in seguito al mancato versamento di rimesse per L. 328.287.212, relative ai mesi di luglio e agosto 1992, e si opponeva al decreto ingiuntivo emesso dal presidente del Tribunale di Milano nei suoi confronti, su ricorso de La Previdente Assicurazioini s.p.a. e La Previdente Vita s.p.a., per il pagamento delle somme di L. 167.871.000 e di L. 9.913.123, sempre in dipendenza delle vicende del medesimo rapporto.

    A sostegno dell'una e dell'altra causa il P., che domandava altresì il risarcimento del danno e il pagamento delle somme spettantegli a termini degli istituti di fine rapporto, sosteneva che il mancato versamento delle rimesse era dipeso dall'essere stato egli vittima di reati di estorsione ed usura commessi da tale B.U., funzionario di un'azienda di credito presso cui intratteneva un rapporto di c/c, il quale sin dal 1986 aveva cominciato a finanziarlo, e che, avendo accesso diretto ai terminali della banca, dal mese di aprile del 1992 aveva preso ad operare direttamente sul conto di lui, effettuando sia le operazioni di bonifico necessarie per la gestione dell'agenzia assicurativa, sia i prelievi di denaro destinati al soddisfacimento delle pretese usurarie. Ascriveva, pertanto, il mancato versamento delle rimesse all'illecita condotta posta in essere dal B., e sosteneva di non aver nè dolosamente, nè colposamente ritardato il pagamento delle rimesse.

    Le società di assicurazioni resistevano in entrambe le cause, e La Previdente proponeva, altresì,...

  • Diritto

    MOTIVI DELLA DECISIONE

    1. - Con la prima censura del primo motivo parte ricorrente deduce la violazione e/o falsa applicazione di norme degli artt. 1218, 1362, 1418, 1751, 2119 e 1455 c.c., nonchè l'omessa, insufficiente o contraddittoria motivazione circa un punto decisivo della controversia, lamentando che la Corte territoriale non abbia considerato i principi generali in materia di obbligazioni e di responsabilità contrattuale, che si fondano sull'imputabilità al debitore dell'inadempimento. In particolare, la condotta del B. costituisce fatto del terzo e rileva all'interno del rapporto delle parti del contratto d'agenzia sub specie di caso fortuito, da intendersi come fatto non prevedibile al momento del suo nascere e sul quale il P. non aveva alcun potere.

    Lamenta, inoltre, l'eccessiva apoditticità del giudizio valutativo operato dalla Corte d'appello in punto di gravità dell'inadempimento su cui si è basata l'affermata giusta causa di recesso, sia per quanto riguarda il profilo fattuale dell'entità dell'inadempimento, sia in ordine all'incidenza di esso ai fini dell'adozione della misura di autotutela del recesso.

    1.1. - Con la seconda censura del primo motivo si deduce la violazione dell'onere della prova, perchè la Milano Assicurazioni non ha in alcun modo provato che il P. abbia dolosamente simulato il versamento delle rimesse, nè ha provato il pregiudizio che avrebbe sofferto per effetto della condotta del suo agente.

    Inoltre, la Corte d'appello ha palesemente errato lì dove ha utilizzato come fonte del proprio convincimento le deposizioni dei testi Bu. e Pa., i quali non hanno mai affermato di aver avuto prova della responsabilità di P., ma si sono limitati a riferire che il loro collega M....

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