• Fatto

    SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

    Fe.Sa. convenne in giudizio F.B. chiedendo il risarcimento dei danni subiti per essere stato aggredito dal cane di quest'ultimo presso la cui abitazione si era recato per consegnare la posta.

    Il convenuto negava ogni responsabilità rilevando: che l'attore si era introdotto nel vialetto che conduceva alla sua abitazione senza la cautela di suonare il campanello ed attendere che qualcuno venisse a prelevare la posta; che la consegna della corrispondenza era avvenuta regolarmente e che nel tornare indietro il postino aveva tenuto una velocità eccessiva rispetto ai luoghi, così cadendo a terra. Secondo il F. non sussisteva perciò alcun nesso causale fra l'incidente ed il comportamento dei suoi cagnolini.

    Il Tribunale di Treviso, sezione distaccata di Castelfranco Veneto, condannò F.B. al pagamento di Euro 12.894,32, oltre accessori.

    Proponeva appello F.B. chiedendo la riforma dell'impugnata sentenza, il rigetto della domanda avversaria o in subordine la riduzione della stessa.

    La Corte d'appello di Venezia rigettava l'appello, confermava l'impugnata sentenza e rifondeva a Fe.Sa. le spese del grado.

    Propone ricorso per cassazione F.B. con due motivi.

    Resiste con controricorso Fe.Sa. che presenta memoria.

  • Diritto

    MOTIVI DELLA DECISIONE

    Con il primo motivo parte ricorrente denuncia "In relazione all'art. 360 c.p.c., n. 3: Violazione dell'art. 2054 c.c., e comunque dell'art. 2050 c.c. per quanto di ragione. Conseguenti falsa applicazione dell'art. 2052 c.c, per mancato coordinamento con la previsione degli artt. 2050 e 2054, e violazione dell'art. 1227 c.c..

    Questione subordinata di legittimità costituzionale".

    F.B. sostiene che la Corte d'Appello di Venezia ha erroneamente omesso di applicare nei confronti del Fe. la presunzione di responsabilità di cui all'art. 2054 c.c., comma 1. In particolare critica la tesi secondo la quale la presunzione di cui alla suddetta norma non sarebbe applicabile qualora l'evento dannoso si fosse verificato su una strada privata.

    Ritenuto che l'art. 2054 c.c. è riconducibile al principio di cui all'art. 2050 c.c, sostiene parte ricorrente che la prima disposizione andrebbe perciò svincolata dalla sua correlazione con la circolazione su strada pubblica.

    La Corte, secondo parte ricorrente, avrebbe dovuto anche escludere la responsabilità del F. ex art. 2052 c.c. ed applicare l'art. 1227 c.c. con conseguente riduzione dell'entità del risarcimento.

    La tesi è infondata.

    Secondo la Corte di cassazione infatti i criteri decisivi per individuare l'ambito di applicazione dell'art. 2054 c.c. e delle regole in tema di assicurazione obbligatoria non consistono necessariamente nella natura privata o pubblica dei diritti di proprietà sulla stessa, nè nel fatto che essa sia collocata in una od altra posizione rispetto ad uno stabile di proprietà privata;

    consistono invece nell'apertura o meno dell'area stessa all'uso pubblico, in termini tali per cui risulti ordinariamente adibita al traffico veicolare...

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