Estremi:
Cassazione civile, 2011,
  • Fatto

    SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

    I fatti di causa possono così ricostruirsi sulla base della sentenza impugnata.

    Con citazione notificata il 21 maggio 1999 A.A., in proprio e nella qualità di legale rappresentante di Doricart s.a.s., convenne in giudizio, innanzi al Tribunale di Lodi Autostrade per l'Italia s.p.a., chiedendo di essere i risarcito dei danni subiti a seguito di un sinistro verificatosi il (OMISSIS).

    Espose che quel giorno, mentre alla guida di un'autovettura di proprietà della società percorreva l'autostrada A/(OMISSIS) nel Comune di (OMISSIS), aveva avvistato una volpe ferma sulla sua corsia di marcia. Al fine di evitare l'impatto, aveva sterzato, andando così a collidere contro la rete di recinzione.

    Nell'urto aveva riportato i danni di cui veniva ora a chiedere il ristoro.

    La convenuta, costituitasi in giudizio, contestò l'avversa pretesa.

    Con sentenza del 16 luglio 2002 il giudice adito rigettò la domanda.

    Ritenne il decidente che alla fattispecie non potesse applicarsi il disposto dell'art. 2051 cod. civ. e che i fatti costitutivi della pretesa, scrutinati ex art. 2043 cod. civ. non erano stati dimostrati.

    Proposto gravame dal soccombente, la Corte d'appello di Milano, in data 4 ottobre 2005, lo ha respinto.

    In motivazione ha osservato il giudicante che le incertezze in ordine alle modalità del fatto non erano state superate.

    Segnatamente non era stato possibile appurare a quale specie appartenesse la bestia presente sulla carreggiata e, in particolare, se si fosse trattato di un cane o di una volpe, considerato che il mancato rinvenimento della carcassa nulla dimostrava in proposito.

    Nè significativa era la nota dell'Ufficio Caccia di Lodi in ordine alla segnalata presenza di volpi nel...

  • Diritto

    MOTIVI DELLA DECISIONE

    1.1 Col primo motivo l'impugnante denuncia mancanza assoluta di motivazione con riferimento alla necessità di stabilire a quale specie appartenesse l'animale presente sulla carreggiata, non avendo il giudice di merito chiarito le ragioni per le quali tale verifica fosse dirimente ai fini della soluzione della controversia. Evidenzia che la condotta di guida dell' A. sarebbe stata necessariamente identica, sia che si fosse trattato di una volpe, sia che si fosse trattato di un cane, mentre la società convenuta si era difesa sostenendo che la presenza di un animale nella sede stradale, indipendentemente dalla natura dello stesso, costituiva, in ogni caso, un fatto eccezionale e imprevedibile.

    1.2 Col secondo mezzo il ricorrente lamenta violazione degli artt. 2051 e 2043 cod. civ., ex art. 360 c.p.c., n. 3. La critica si appunta contro l'assunto del giudice di merito secondo cui la valutazione in ordine alla dedotta violazione dei doveri incombenti sul custode, non meno che del precetto generale del neminem laedere, non può essere condotta in astratto, ma in relazione a fatti concreti, di talchè il preciso accertamento dell'accaduto era assolutamente essenziale ai fini del decidere. Così argomentando, il giudice di merito avrebbe violato le norme codicistiche richiamate, posto che la tutela da esse apprestata prescindeva dalla specie dell'animale che l' A. si era trovato improvvisamente davanti.

    Richiamati dettagliatamente gli esiti della compiuta istruttoria, evidenzia l'esponente come fosse assolutamente inconfutabile che l'attore, mentre si trovava sulla corsia di sorpasso dell'autostrada, aveva intercettato improvvisamente un animale simile a un cane di taglia media e dal pelo rossiccio. Considerato allora che il tratto di strada in questione era...

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