Estremi:
Cassazione civile, 1990,
  • Fatto

    Svolgimento del processo

    Con sentenza del 13 ottobre 1986 il Tribunale di Roma dichiarava cessati gli effetti civili del matrimonio contratto da C. D. e L. T. il 1 agosto 1962; affidava il figlio minore L. alla madre e condannava il D. a corrispondere alla moglie a titolo di assegno divorzile la somma mensile di L. 150.000 ed, a titolo di contributo al mantenimento del figlio, di L. 400.000.

    Su appello principale della T. ed incidentale del D., la Corte d'appello di Roma, con sentenza 3 ottobre 1988, in accoglimento per quanto di ragione, dell'appello principale condannava il D. a corrispondere alla T. la somma di L. 2.460.120 (a titolo di assegni familiari) oltre interessi; ed, in accoglimento dell'appello incidentale, dichiarava che nulla era dovuto alla T. a titolo di assegno divorzile, osservando:

    - che l'assunto della T. di essere completamente priva di redditi e di avere dovuto fare ricorso all'aiuto dei familiari per sopravvivere, era smentito dalle risultanze processuali, perché la teste Del M. aveva riferito che nel periodo compreso fra il 26 aprile ed il 26 ottobre 1986, tutte le volte che si era recata presso il negozio del Sig. M., aveva visto la T. aprire e chiudere l'esercizio, precisando di essersi recata presso quel negozio due o tre volte la settimana; che tali dichiarazioni erano state suffragate dalla produzione di alcune fotografie nelle quali risultava rappresentata la T. mentre apriva l'esercizio o si intratteneva avanti lo stesso; che il teste M., pur avendo negato che la T. avesse mai percepito una retribuzione, aveva ammesso di essere stato aiutato saltuariamente dalla stessa, per motivi affettivi, quando era stanco e prevalentemente in occasione della chiusura dell'esercizio, aggiungendo che fino al giugno 1985 aveva lavorato presso l'Alitalia, svolgendo turni notturni, circostanza che dimostrava che per lo meno fino al giugno 1985 la T. aveva lavorato nel negozio del M. per lo meno mezza giornata; che...

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  • Diritto

    Motivi della decisione

    Col primo motivo, la T. denuncia la violazione dell'art. 10 legge n. 74-87 e dell'art. 6 legge n. 898 del 1970, nonché il difetto e la mancanza di motivazione (art. 360 n. 3 e n. 5 c.p.c.) il mancato esame di punto decisivo e la violazione dell'art. 115 c.p.c., osservando che secondo la novella del 1987 il punto essenziale è di stabilire se la T. abbia mezzi adeguati o comunque non possa procurarseli per ragioni oggettive, osservando che dalle prove la Corte ha dedotto la prova del lavoro (immotivatamente ritenendolo fisso e per l'intera giornata) per cui aveva ritenuto che avesse i mezzi e non avesse diritto all'assegno; invece, vi sarebbe - a tutto ammettere - la prova di un lavoro saltuario o di lavoro di mezza giornata, mentre non era spiegato perché la Corte era giunta alla conclusione secondo la quale ella guadagnava L. 1.200.000 al mese, quando lo stipendio per l'intera giornata è di L. 800.000-900.000 al mese.

    Con secondo mezzo, la ricorrente denuncia la violazione dell'art. 360 n. 3 e n. 5 c.p.c., in relazione all'art. 6 legge n. 898 del 1970 e 10 legge n. 74 del 1987, osservando che l'espressione "mezzi adeguati" va riferita ad un tenore di vita analogo a quello che si aveva in costanza di matrimonio, per cui andava fatto un accertamento sulla situazione pregressa, che nella specie non è stata presa in esame; inoltre, per affermare l'adeguatezza dei mezzi, la Corte avrebbe dovuto rilevare se la somma immaginariamente ritenuta di L. 1.200.000 al mese avesse soddisfatto lo stato di bisogno, la realizzazione del mantenimento della T. (compreso il contributo al mantenimento del figlio a lei affidato) e permettere il reinserimento nella vita di relazione. Non si è tenuto presente che essa, sposatasi ed avuto il primo figlio, ha dovuto lasciare il lavoro, divenendo una casalinga a tutto servizio dedita al marito ed ai figli per 17 anni.

    Col terzo motivo, la ricorrente deduce la violazione...

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