• Fatto

    Svolgimento del processo

    Sulla base di un accordo stipulato in data 1 settembre 1980 con i signori Alfredo, Valentina, Francesca, Giovanni e Massimo Galotto (soci titolari del capitale sociale della s.p.a. Laminatoio di Buttrio), la s.p.a. Friulia (finanziaria regionale) aveva acquisito una partecipazione azionaria di L. 100.000.000 della società predetta (10%). Nell'accordo era previsto l'obbligo dei soci di svolgere un programma di riorganizzazione e di sviluppo della società (clausola n. 5), programma comprendente:

    a) il completamento di investimenti per L. 70.000.000;

    b) l'impiego di 56 unità lavorative;

    c) il raggiungimento ed il conseguimento di un fatturato almeno di 13.000.000.000 di lire nel 1982.

    In caso di inadempimento a dette condizioni (clausola n. 13) era previsto che la s.p.a. Friulia potesse esigere che i Galotto riacquistassero le azioni della società vendute alla Friulia, al prezzo dalla stessa esborsato e maggiorato dell'interesse semplice del 7% annuo.

    Nel caso, invece, di esito favorevole del programma, era previsto per i Galotto il diritto di riscattare dalla s.p.a. Friulia le azioni della s.p.a. Laminatoio di Buttrio, e ciò a prezzo predeterminato ed entro certo termine.

    L'accordo predetto era riconfermato, anche negli obiettivi, con atto in data 5 ottobre 1982, in occasione dell'aumento di capitale della s.p.a. Laminatoio di Buttrio e dell'entrata in vigore nella compagine di un azionista tedesco (Sebastian Andorfer OHG), a sua volta sottoscrittore dell'accordo, con la previsione dell'impiego di almeno 50 unità lavorative ed il raggiungimento del fatturato consolidato di 10-12 miliardi entro il 1983.

    Con ricorso in data 7 novembre 1985 la s.p.a. Friulia chiedeva ed otteneva dal Presidente del Tribunale di Trieste...

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  • Diritto

    Motivi della decisione

    I ) Con il primo mezzo di cassazione la ricorrente deduce la falsa applicazione dell'art. 2265 c.c in relazione all'art. 360 n. 3 c.p.c., sostenendo, sul ritenuto patto leonino, che l'intera motivazione svolta dalla Corte del merito era basata su assiomi, non essendo stato riguardato il complesso dei patti, nè sotto il profilo soggettivo, nè sotto quello oggettivo.

    Sostiene la ricorrente che se la Corte del merito avesse valutato il complesso delle clausole delle pattuizioni in esame, anziché limitarsi ad isolare le sole ipotesi conseguenti all'inadempimento, avrebbe rilevato che la Friulia era entrata nella compagine sociale come "socio d'impulso"; la Friulia, cioè, non era entrata nella s.p.a. Laminatoio di Buttrio per finanziarla con l'acquisto di azioni, ma per assisterla dal di dentro con le proprie capacità (non esclusivamente, ma anche finanziarie) e concorrere a risollevarne la condizione economica di impresa, unitamente agli altri soci.

    In questa prospettiva, che è coerente con la finalità della finanziaria regionale secondo la legge regionale di previsione, le clausole esaminate dalla Corte non avrebbero costituito patto leonino, ma clausola "penale" a favore di una parte in caso di inadempimento e clausola "premiale" per l'altra parte in caso di adempimento. In questa prospettiva nè l'una nè l'altra clausola costituirebbero patto leonino. Non la prima perché non si esclude la sopportazione di perdite da parte della Friulia, in caso di gestione negativa per cause diverse dall'inadempimento. Non la seconda che conferma il diritto della Friulia, finché socia, alla percezione degli utili, la cui detrazione opera soltanto in funzione della determinazione del prezzo della eventuale cessione delle azioni ai soli soci Galotto.

    II ) Con il secondo mezzo la ricorrente deduce la violazione...

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