Estremi:
Cassazione civile, 2007,
  • Fatto

    SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

    B.V. conveniva, davanti al Tribunale di Sassari, la s.r.l. Calabona chiedendone la condanna al risarcimento dei danni subiti durante la sua permanenza presso l'hotel Calabona di Alghero, di proprietà della società convenuta.

    Rilevava che, nell'estate del 1997, durante la sua permanenza presso tale albergo, facendo la doccia all'interno della camera nella quale alloggiava, era scivolato nella vasca da bagno "urtandone rovinosamente i bordi ed arrecandosi gravissimi danni".

    Motivava la sua domanda sottolineando che la doccia era sprovvista di maniglie di appoggio o tappetino antiscivolo e che tali difetti, uniti alla scivolosità del fondo della vasca, erano stati la causa della rovinosa caduta.

    Si costituiva la società convenuta che contestava la propria responsabilità sostenendo che la responsabilità del fatto doveva ascriversi all'attore, il quale aveva destinato ad uso di doccia la vasca da bagno, senza richiedere il tappeto antiscivolo.

    Con sentenza in data 8.11.2002 il Tribunale accoglieva la domanda.

    Avverso la sentenza proponeva appello la società censurando la sentenza per avere affermato la sua responsabilità ai sensi dell'art. 2043 c.c., non applicabile alla specie, non essendo stata ravvisata colpa da addebitarsi a taluna persona fisica.

    La Corte d'Appello di Cagliari - sezione distaccata di Sassari, accoglieva l'impugnazione ed, in riforma della sentenza di primo grado, rigettava la domanda proposta nei confronti della s.r.l.

    Calabona.

    Rilevava, in particolare, che nella fattispecie il sinistro era stato addebitato a "deficienza di attrezzatura dell'apparato", ragion per la quale era più corretto il richiamo all'art. 2051 c.c., relativo al danno da cose in custodia, che all'art. 2043 c.c..

    Concludeva, quindi, che tale tipo di responsabilità "sussiste unicamente nelle ipotesi in cui il danno sia cagionato dalla cosa medesima, per sua intrinseca natura o...

  • Diritto

    MOTIVI DELLA DECISIONE

    Con il primo motivo il ricorrente denuncia la violazione dell'art. 2043 cod. civ., art. 360 c.p.c., nn. 3 e 5.

    Rileva l'erroneità della sentenza che non ha ritenuto applicabile alle società l'art. 2043 c.c., poichè non è stata "identificata la persona cui attribuire il comportamento negligente causativo dell'incidente (che potrebbe anche ascriversi a negligenza di chi aveva utilizzato la vasca ed alle modalità di tale utilizzazione) e ciò perchè il disposto di tale norma obbliga al risarcimento colui che ha commesso il danno".

    Con il secondo motivo denuncia la violazione dell'art. 2051 cod. civ.; art. 360 c.p.c., nn. 3 e 5.

    Rileva l'erronea interpretazione che il giudice di merito ha dato dell'art. 2051 c.c., statuendo che "la responsabilità sussiste unicamente nella ipotesi in cui il danno sia cagionato dalla cosa medesima, per sua intrinseca natura o per l'insorgenza in essa di agenti dannosi e non dal comportamento di terzi".

    Va esaminato per primo il secondo motivo di ricorso, costituendo l'ipotesi disciplinata nell'art. 2051 c.c., ipotesi specifica di responsabilità rispetto alla generale responsabilità da fatto illecito di cui all'art. 2043 c.c..

    Il motivo è fondato.

    Non v'è dubbio che, per le caratteristiche della fattispecie concreta, ricorra l'ipotesi prevista dall'art. 2051 c.c..

    A tal fine deve rilevarsi che la responsabilità prevista dall'art. 2051 cod. civ., per i danni cagionati da cose in custodia ha carattere oggettivo ed, ai fini della sua configurabilità, è sufficiente che sussista il nesso causale tra la cosa in custodia e l'evento dannoso, indipendentemente dalla pericolosità attuale o potenziale della cosa stessa (e, perciò, anche per le cose inerti) e senza che rilevi al riguardo la condotta del custode e l'osservanza o meno di un obbligo di vigilanza.

    La responsabilità del custode, in base alla suddetta norma, è esclusa in tutti i casi in cui...

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