• Fatto

    SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

    Con atto notificato in data 24/04/1997 la sig.ra G.F., proprietaria di un immobile urbano in (OMISSIS), confinante con il cortile della locale Chiesa Parrocchiale, citò il parroco di quest'ultima, don G.G., davanti al Giudice di Pace di Modena, lamentando che dall'uso particolarmente intenso delle strutture, prossime alla propria abitazione, del "campo-giochi" della Parrocchia, segnatamente dalle attività di calcetto e pallacanestro ivi praticate, derivavano rumori eccedenti la normale tollerabilità;

    chiese, conseguentemente, farsi obbligo al parroco di adottare idonei accorgimenti atti a contenere le emissioni rumorose e limitarsi gli orari di esercizio delle attività sportive.

    Costituitosi il parroco, contestava la fondatezza della domanda, sostenendo la tollerabilità dei rumori, costituiti prevalentemente da voci infantili, e faceva presente di avere provveduto ad insonorizzare i cesti della pallacanestro, della cui rumorosità si era, tra l'altro, doluta l'attrice.

    All'esito di istruttoria, orale, documentale ed ispettiva, con sentenza del 16/03/2000, l'adito Giudice, dato atto dell'avvenuta insonorizzazione dei cesti sopra menzionati, accogliendo per il resto e per quanto di ritenuta ragione la domanda limitava l'uso del campetto sportivo a quattro ore giornaliere, due antimeridiane e due pomeridiane, nonchè a due ore serali, per due giorni a settimana, oltre che per la durataci una settimana all'anno, dei tornei di calcetto, compensando interamente le spese del giudizio.

    Proposti appelli, principale dal parroco, incidentale dalla G., con sentenza del 28/09/2002 del Tribunale di Modena, in composizione monocratica, il gravame principale veniva respinto ed, in accoglimento, di quello incidentale, l'uso del "campo di basket - calcetto" veniva limitato a " due ore consecutive pomeridiane in orario non antecedente alle ore 16", con condanna del parroco alle spese del grado.

    Il Giudice di...

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  • Diritto

    MOTIVI DELLA DECISIONE

    Con il primo motivo di ricorso viene dedotta "violazione e falsa applicazione dell'art. 844 c.c., in relazione alla L. 25 marzo 1985, n. 121, art. 2, n. 1 (art. 360 c.p.c., n. 3) con omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione circa punti decisivi della controversia prospettati dalle parti e rilevabili di ufficio (art. 360 c.p.c., n. 5).

    Si lamenta che il Tribunale di Modena non abbia "tenuto conto del carattere strumentale delle strutture sportive e ricreative parrocchiali in oggetto, del valore ed interesse sociale della forma di godimento proprietà .." in questione, che in "considerazione dei valori costituzionali ...e riflessi della socialità, dell'educazione e della libertà religiosa..", riconosciute dalle norme concordatarie sarebbero stati insuscettibili di "sottostare al contemperamento delle differenti e diverse ragioni della proprietà..", anche perchè non sarebbe stata ex adverso "dedotta lesione di beni costituzionalmente rilevanti, quali il diritto alla salute ed alla vita di relazione";ne deriverebbe la sottrazione della fattispecie alla disciplina di cui all'art. 844 c.c., venendo in rilievo "non già le esigenze della proprietà, ma la piena libertà della Chiesa Cattolica di svolgere "la sua missione pastorale, educativa e caritativa, di evangelizzazione e santificazione ...", riconosciutale dalla L. n. 121 del 1985 sopra citata, art. 2, n. 1.

    Tanto premessola prima questione che si pone è quella di stabilirei fini dell'ammissibilità del suesposto mezzo di impugnazione, se la tematica proposta nel suesposto motivo di ricorso, nel quale si sostiene che la controversia avrebbe dovuto essere risolta prescindendo dalla norma civile applicata dai giudici di merito, tenendosi conto solo del dettato concordatario e di quello costituzionale, che gli attribuirebbe preminenza sulla disciplina privatistica, non costituisca un motivo nuovo;tanto viene, tra l'altro, eccepito nel controricorso,...

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